Sul debito l’Argentina va per la sua strada, quella decisa in nome di una dichiarata non sostenibilità alle attuali condizioni macroeconomiche del paese, aggravate dalle conseguenze del coronavirus. Il ministro dell’Economia, Martín Guzmán, ha comunicato che Buenos Aires non pagherà imminenti scadenze per 500 milioni di dollari. Il governo, ha dichiarato, “non potrà far fronte al pagamento del debito nei prossimi giorni”.

Si tratta di interessi relativi a bond emessi sotto legge straniera e compresi nel gruppo di titoli per i quali il governo ha presentato una offerta di ristrutturazione, manifestando la decisione unilaterale di sospendere tutti i pagamenti del debito fino al 2023 compreso. In caso di conferma dell’annunciato mancato pagamento, il Tesoro argentino potrà godere del periodo di grazia di trenta giorni prima di cadere in default.


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Il ministro Guzmán con il direttore del Fmi, Kristalina Georgieva

Secondo il titolare dell’Economia, l’attuale governo ha ereditato un paese “in una condizione di default virtuale” per la quale il paese non aveva già prima la capacità di onorare gli impegni con i creditori. “Noi abbiamo deciso di intraprendere un percorso basato sulla buona fede. Si è comunque fatto uno sforzo per pagare per alcuni mesi impiegando le riserve”. E rilancia l’invito ad accettare l’offerta di ristrutturazione.


“Abbiamo fatto una proposta sera e ragionevole. Ragionevole perché in linea con l’impegno più importante che è quello di garantire protezione agli argentini”. Riferendosi alle prime manifestazioni di contrarietà alla proposta (Dai grandi fondi no allofferta di ristrutturazione: “Negoziamo”), Guzmán mette le mani avanti definendo impraticabile un’altra soluzione: “Fanno pressioni affinché l’Argentina offra di più ma non è possibile. Perché non è sostenibile”.


La linea non cambia se il debito da pagare è quello verso il Fondo monetario internazionale. “Le scadenze del 2021, 2022 e 2023 non si possono affrontare. L’Argentina non ha questa capacità finanziaria e non ha accesso al mercato internazionale del credito”. Ed è per questo che il governo di Buenos Aires continua sulla strada del negoziato con il Fmi per stabilire un cronoprogramma che preveda assenza di ‘rientri’ fino al 31 dicembre del 2023.

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