I nomi sono della massima rilevanza mondiale e chiedono che i creditori accettino l’offerta avanzata dall’Argentina sulla ristrutturazione dell’ingombrante debito estero. Si tratta di 138 personalità, tra cui spiccano Joseph Stiglitz, Edmund Phelps, Carmen Reinhart, Jeffrey Sachs, Dani Rodrik, Thomas Piketty, Mariana Mazzucato, Kenneth Rogoff, Brad Setser e Ricardo Hausmann. L’appello è alla attuale controparte di Buenos Aires in questo difficile negoziato che, finora, registra il no, anche se non definitivo, dei principali gruppi che rappresentano i possessori di bond (Debito Argentina, il no dei creditori. Nuove mosse della Casa Rosada per evitare il default).

L’appello è ad accettare una “ristrutturazione sostenibile e in buona fede”. È, in sostanza, la stessa linea che, già all’atto dell’insediamento del governo di Alberto Fernández, è stata esposta dal ministro dell’Economia, Martín Guzmán. E che viene considerata in linea di principio corretta e compatibile all’attuale assetto macroeconomico dell’Argentina anche dal Fondo monetario internazionale.

“Ai creditori argentini viene chiesto di accettare una proposta che potrebbe ridurre il loro guadagno, ma che ma renderebbe il debito sostenibile”, si legge nel documento diffuso oggi. L’invito dei firmatari è a una soluzione “responsabile” che riguarda l’Argentina ma potrebbe costituire anche un “precedente positivo” per l’intero sistema finanziario mondiale. Peraltro, aggiungono, il tutto è aggravato da quella che anche loro definiscono la peggiore recessione globale dei tempi moderni”, riferendosi alle conseguenze della pandemia di Covid.

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Martín Guzmán

L’occasione perfetta, insomma, per rivedere schemi che si stanno dimostrando non adeguati ai tempi attuali, alle difficoltà degli Stati di onorare i propri impegni senza correre il rischio di creare squilibri a livello sociale. I firmatari sostengono che le mosse di Buenos Aires per la ristrutturazione del debito estero sono effettivamente ordinate alla “buona fede” perché rispecchiano le reali possibilità di pagamento.

Nel frattempo, come anticipato lo scorso lunedì da Guzmán, l’Argentina non ha pagato una scadenza da 2,1 miliardi di dollari del debito con il Club di Parigi. Al momento, però, nessuna ripercussione in termini di rapporti tra Buenos Aires e i 22 paesi membri del gruppo. Nei giorni scorsi il presidente Fernández ha ottenuto da Berlino e Roma sostegno sul debito argentino. E, come reso noto dalla stampa locale, il Club di Parigi ha manifestato la sua disponibilità a riorganizzare le scadenze.

Colloquio telefonico tra Fernández e Conte: pendemia e debito estero argentino

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