All’arrivo dei primi dati ufficiali, è apparsa subito positiva la reazione dei mercati dopo il voto per le elezioni primarie obbligatorie in Argentina. Nulla di definitivo, vista lo scopo di definire i candidati delle singole coalizioni, ma sono largamente considerate il primo segnale delle elezioni politiche parziali che si terranno domenica 14 novembre. Con lo spoglio prossimo al 99 per cento, il distacco tra l’opposizione e la maggioranza è notevole.

Dieci sono i punti percentuali che la coalizione Juntos por el cambio, legata all’ex presidente Mauricio Macri, ha raccolto rispetto al Frente de Todos, l’attuale maggioranza che sostiene il governo di Alberto Fernández. Un 41 a 31 che, secondo gli osservatori, avrà ricadute sugli equilibri interni al raggruppamento peronista. In caso di conferma dell’orientamento dell’elettorato, tra due mesi l’esecutivo si troverebbe privato del senato e notevolmente ridotto alla camera.

È, evidentemente, quello che pensano i mercati che hanno accolto favorevolmente il risultato. Le azioni delle società argentine quotate a Wall Street hanno segnato rialzi fino al 19 per cento in apertura della giornata di borsa. A trainare i rialzi soprattutto le società del settore finanziario ed energetico. È il caso di Banco Galicia (+19 per cento) e di Bbva-Banco Francés (+18), e di Pampa Energia (+12,3 per cento) e Vista Oil&Gas (+11,2).


Più o meno le stesse performance alla Borsa di Buenos Aires, dove l’indice Merval ha guadagnato il 4,7 per cento con azioni che hanno registrato rialzi fino al 15 per cento. Nel frattempo, sulla piazza statunitense, aumenti di oltre il 4 per cento per i buoni del tesoro argentini, mentre il rischio paese, misurato sui titoli del Tesoro Usa, perdeva il 4,5 per cento arrivando a 1.469 punti base.

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Il presidente, Alberto Fernández, con i presidenti di senato e camera, Cristina Fernández e Sergio Massa, le tre principali anime della maggioranza

I mercati, nella sostanza, in caso di conferma della tendenza elettorale, non escludono un ritorno al governo della coalizione avversa, considerata più vicina alle istanze del mercato interno e internazionale. Gli analisti, tuttavia, ritengono che l’attuale maggioranza potrebbe migliorare la sua posizione ricorrendo a decisioni meno ‘ideologiche’ e arrivando a un accordo con il Fondo monetario internazionale sulla ristrutturazione del debito di quasi 45 miliardi di dollari ereditato del governo di Mauricio Macri. E, soprattutto, evitando di cedere alla richieste dell’ala kirchnerista che potrebbero portare a misure radicali sul piano economico

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