Il nuovo ministro dell’Energia argentino, Darío Martínez, è entrato in carica da pochi giorni, ma già mira a caratterizzare il proprio operato in senso estremamente propositivo. In un colloquio con il presidente Alberto Fernández, ha subito illustrato i suoi piani volti a promuovere la produzione e l’export di petrolio e gas naturale, come elemento strutturale di una strategia che possa spingere l’economia nazionale fuori da una delle peggiori crisi della storia.

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Alberto Fernández e Darío Martínez

Il presidente, dal canto suo, ha replicato sottolineando la necessità di un incremento della produzione energetica che possa “fronteggiare adeguatamente la domanda interna, e generare saldi favorevoli nella bilancia commerciale” del settore.


Anche la sua amministrazione, va pure ricordato, spinge sulla crescita delle esportazioni, in particolare da quelle provenienti dal gigantesco giacimento di Vaca Muerta. Una risorsa chiave nei flussi monetari in dollari che hanno aiutato il paese a sopravvivere alla crisi iniziata nel 2012, e peggiorata nel 2018. E anche quest’anno, a causa della pandemia di Covid, è previsto un ulteriore sanguinoso calo del 12 per cento del Pil, con un debole (e tutto da verificare) recupero nel 2021.


Il momento, insomma, è cruciale, e la necessità di crescita è ribadita un po’ a tutti i livelli. Per il ministro degli Esteri, Felipe Solá, “le esportazioni dell’Argentina sono troppo basse, in relazione al suo potenziale”, mentre secondo il governatore della Banca centrale, Miguel Ángel Pesce, l’incremento nella produzione ed export di petrolio, gas e prodotti raffinati sarà una delle strade più seguite, a livello mondiale, per uscire dalla crisi del Covid-19.

È significativo, in tal senso, il progetto della compagnia petrolifera statale, la Ypf, di redistribuzione di 46 impianti di perforazione nel giacimento di Vaca Muerta, volto evidentemente a fronteggiare, migliorando l’efficienza, il brutto calo nella produzione causato dall’epidemia.

Giova ricordare a tal proposito che, secondo stime effettuate dallo stesso governo argentino, in quello che è uno dei maggiori giacimenti di scisto a livello mondiale, solo il 10 per cento della superficie viene sfruttato a pieno regime.

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