C’erano 7 gradi a Buenos Aires, ma l’inverno australe non ha effetto sul clima rovente. Era il giorno della direttrice del Fondo monetario internazionale, in Argentina (anche) per la riunione dei ministri delle Finanze del G20. Ma di questi tempi quello di Christine Lagarde è un nome che incute timore. O almeno ansia per un presente difficile e un futuro incerto, nonostante l’ottimismo manifestato da Mauricio Macri nella conferenza stampa di mercoledì, nella tenuta presidenziale di Olivos. Oltre al presidente, Lagarde – accompagnata dai due responsabili del dossier, Alejandro Werner e Roberto Cardarelli – ha incontrato il ministro delle Finanze, Nicolás Dujovne, e il presidente della Banca centrale, Luis Caputo.

La numero uno del Fmi ha ribadito il suo sostegno al piano economico del Paese: “Ho avuto un incontro molto produttivo con il ministro Dujovne. Ho ribadito il sostegno del Fondo al piano di riforma delle autorità argentine”, ha scritto sul suo account Twitter. Gli incontri di Lagarde con gli esponenti chiave del governo ha lo scopo di verificare lo stato di attuazione del prestito “Stand by” da 50 miliardi di dollari concesso all’Argentina. Ma fuori dai palazzi non la pensano così, il Paese è spaccato.


Sindacati, movimenti sociali e esponenti dell’opposizione hanno marciato contro l’accordo tra il governo Macri e il Fmi e manifestando contrarietà alla visita della sua direttrice a Buenos Aires. Dalla Cta al Fronte Milagro Sala e al Bloque piquetero nacional, in piazza c’erano le sigle più ‘forti’ e più rappresentative del dissenso, a chiedere politiche sociali inclusive. Il timore dei movimenti è l’effetto che il piano concepito da esecutivo e Fmi vada a colpire la spesa sociale, in un Paese di croniche asimmetrie nella distribuzione della ricchezza.

Il ‘manifesto’ delle opposizioni definisce “odioso” il nuovo debito che il Paese ha contratto con l’organismo finanziario e parla di “piano di miseria sociale e rinuncia alla sovranità”. Una ‘lettera’ firmata da centinaia tra politici dell’opposizione, movimenti sociali e sindacali, intellettuali, esponenti delle arti e della cultura e indirizzata a Christine Lagarde per spiegare la “contrarietà della maggioranza della società argentina” all’operazione, contestando a Macri “l’arbitrio” di non avere sottoposto il piano al Parlamento. Ragione che, a detta degli oppositori, lo priva di legittimità giuridica, politica e sociale. “Il programma economico imposto dal Fmi produrrà catastrofe sociale”, concludono.

Nelle stesse ore, l’Indec – l’istituto nazionale di statistica – segnalava che, nel primo trimestre, l’Argentina ha superato l’inflazione prevista per tutto il 2018, arrivando a quota 16 per cento, una cifra annunciata da Macri su tutto l’anno. A dicembre, infatti, il governo aveva giudicato irraggiungibile l’obiettivo di un’inflazione al 10 per cento, aumentando la soglia al 15 per cento.

A giugno, mese più critico, l’indice dei prezzi al consumo è aumentato del 3,7 per cento, e l’indice dei consumi interni del 6,5 per cento. Sui prodotti nazionali si è registrato un incremento del 6 per cento e dell’11 per quelli importati. Aumenti che si scontrano con gli impegni assunti dal presidente nei confronti del Fmi, che promettono di ridurre il deficit fiscale dell’attuale prodotto interno lordo dal 2,7 all’1,3 per cento nel 2019, fino a raggiungere l’equilibrio fiscale nel 2020. Quello che è certo è che l’accordo con il Fondo monetario e le sue conseguenze – positive o devastanti – a seconda della lettura politica saranno il tema principale della campagna elettorale per le Presidenziali del 2019. Campagna che, a questo punto, è già cominciata.

Il video della conferenza stampa di Christine Lagarde e il ministro Dujovne

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