Tra il governo dell’Argentina e il Fondo monetario internazionale non emerge nessun evidente passo avanti nei negoziati per la ristrutturazione del debito di oltre 44 miliardi di dollari. Ad aggiornare stampa e addetti ai lavori sul dossier Argentina è Gerry Rice, portavoce del Fmi, secondo il quale le due parti continuano a lavorare “in stretta collaborazione”.

L’obiettivo, come noto, è un nuovo programma di assistenza che garantisca a Buenos Aires tempi più lunghi nel pagamento del debito. La posizione del governo di Alberto Fernández continua a essere quella anticipata già dal suo insediamento: l’Argentina non è nelle condizioni macroeconomiche che possano sostenere le condizioni in precedenza fissate nell’accordo tra il fondo e l’esecutivo guidato da Mauricio Macri.

Rice non si sbilancia neanche sui tempi. Né sul possibile momento di definizione di un nuovo accordo né sui prossimi passi a tal fine necessari. Resta, dunque, anche il dubbio sulla data della prossima missione tecnica dei rappresentanti del Fmi a Buenos Aires. Di conseguenza, non è neanche noto quando il direttorio dell’organismo finanziario potrà formalmente analizzare il caso per la chiusura di un nuovo patto.


Nel frattempo, l’Argentina riceve “appoggio totale e assoluto” dalla Spagna nel negoziato con il Fondo monetario. Sono le parole del premier, Pedro Sánchez, durante la sua visita a Buenos Aires, occasione per rilanciare i rapporti bilaterali sul piano politico ed economico. “La Spagna sarà sempre dal lato dell’Argentina nei colloqui con l’Fmi e con il Club di Parigi, il nostro appoggio è assoluto e totale”, ha dichiarato Sánchez.

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Il capo del governo spagnolo si è anche espresso positivamente sulla richiesta al Fmi di aumentare le risorse multilaterali a favore dei paesi a reddito medio e all’iniziativa dello stesso Fondo di aumentare i diritti speciali di prelievo, quindi un beneficio anche per l’Argentina. “Vediamo una grande opportunità nell’annuncio del Fmi di aumentare a 650 miliardi di euro i diritti speciali di prelievo e siamo a favore dell’iniezione di risorse multilaterali a favore dei paesi a reddito medio come l’Argentina”.

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