È previsto per martedì 14 agosto l’arrivo a Buenos Aires di una missione del Fondo monetario internazionale incaricata di esaminare il rispetto degli accordi stipulati nel quadro del programma di assistenza finanziaria richiesto dal governo Macri. Toccherà all’economista italiano Roberto Cardarelli, a capo della divisione per il Sudamerica del dipartimento sull’emisfero occidentale del Fondo, guidare la squadra di esperti che dovrà cominciare a verificare l’andamento dei conti pubblici e il compimento delle misure di austerity accordate in cambio del programma di assistenza di tipo stand by da 50 miliardi di dollari approvato a giugno. Accelerare la convergenza verso l’equilibrio fiscale e diminuire l’inflazione: sono questi i principali impegni assunti dal governo di Mauricio Macri nel memorandum di intesa approvato dall’organismo finanziario multilaterale. Il documento conferma il target già previsto dal governo del 2,7 per cento di deficit rispetto al Pil nel 2018, mentre già a partire dal 2019 la stretta fiscale si fa decisamente più intensa e passa all’1,3 per cento, per arrivare quindi alla parità di bilancio già nel 2020, con un anno di anticipo sul target iniziale previsto dal governo. Per il 2021 il governo punta invece un avanzo primario dello 0,5 per cento.


Questo programma – già contestato fortemente da partiti di opposizione e movimenti sindacali e sociali – secondo stime effettuate dal governo argentino implica l’applicazione di un piano di tagli alle spese di  almeno 19,3 miliardi di dollari che, oltre a riguardare l’eliminazione dei sussidi alle tariffe dei servizi e la riduzione dell’amministrazione pubblica, impatta principalmente sulle partite destinate al finanziamento delle opere di infrastruttura. Su questo punto il Fondo monetario ha imposto al governo di Buenos Aires di contabilizzare come spesa pubblica anche le partite destinate al pagamento delle scadenze per le opere di infrastruttura avviate attraverso il sistema della partecipazione pubblico privata (Ppp).


Roberto Cardarelli, Fmi

Questo punto, secondo quanto affermato all’Agenzia Nova da Martin Alfie, economista della società di analisi Radar, “sottrae ulteriori risorse finanziarie al governo”, giacché le Ppp fino a oggi erano state considerate al di fuori della legge di bilancio. “Quello che viene contabilizzato sono i titoli di pagamento che vengono girati alle imprese a compimento delle tappe prefissate per ogni opera”, spiega Alfie, ciò che rappresenta a ogni modo “una frazione del costo totale dell’opera”. Tra i punti destinati a alleggerire il capitolo delle spese sul bilancio fiscale, il memorandum contempla anche la “vendita di attivi dei fondi pensione in possesso del governo” che verrebbero utilizzati “per finanziare il pagamento” delle stesse pensioni. Sul fronte dell’inflazione, si registra un ribaltamento completo della politica adottata fino a oggi, e l’adozione di un approccio “realistico”, anche in questo caso dettato dal Fmi. Le previsioni del governo prevedono infatti, contro la migliore previsione iniziale dell’esecutivo, una discesa dall’attuale 25 per cento proiettato a fine 2018, al 17 per cento nel 2019, al 13 per cento nel 2020 ed al 9 per cento nel 2021.

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