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Inflazione, crescita, debito pubblico: la ricetta (e gli incubi) del governo per il rilancio del Paese


L’aiuto del Fondo monetario internazionale non è e non può essere di per sé risolutivo. Nuovi venti di crisi soffiano sull’Argentina e il governo indica i primi obiettivi per tranquillizzare il Paese e gli investitori. Che attendono ma, soprattutto, valutano. Il primo passo per concretizzare un nuovo corso, quella ‘nueva etapa economica’ che il governo Macri intende inaugurare, è nella prossima legge di bilancio (la Ley de Presupuesto) che il Congresso dovrà approvare entro fine anno. Dall’esecutivo è filtrato un documento che ne illustra i principali obiettivi. Crescita, inflazione, esportazioni, debito pubblico. Il tutto, tenendo presenti i (rigidi) paletti imposti dal Fondo. In sintesi, per il 2019 l’esecutivo prevede una crescita del prodotto interno lordo pari al 2 per cento, un tasso di inflazione non superiore al 17 per cento per l’intero anno, un aumento dell’export del 10,7 per cento con una bilancia commerciale in attivo considerando un aumento delle importazioni del 7 per cento rispetto al 2018. Infine, una riduzione della spesa pubblica del 3,7 per cento, che è tra le pretese del Fmi. Altro tema scottante degli ultimi anni, il cambio peso-dollaro: “Sarà determinato liberamente dal mercato”, fanno sapere dal governo.

Il tema inflazione resta tra i più spinosi, avendo sfiorato il 30 per cento negli ultimi mesi. Per tutto il 2018 il governo stima un 27 per cento, ma si impegna affinché si realizzi un trend al ribasso: il 17 per cento nel 2019, nel 2020 il 13 per arrivare al 9 per cento del 2021. Altra (costretta) ossessione: la crescita. E altrettanto costrette le condizioni alla base: un’economia ordinata, inflazione bassa, equilibrio fiscale. “L’ordine macroeconomico e l’integrazione economica col resto del mondo sono due elementi chiave verso la crescita decisa”, affermano dall’esecutivo. Ed è dalla crescita che l’esecutivo di Mauricio Macri intende trarre la ‘forza’ per migliorare gli indici sociali del Paese.

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Secondo le stime governative la percentuale di argentini che non hanno avuto accesso a beni e servizi di base nel 2017 si è ridotta del 4,6 per cento (dato contestato dalle opposizioni che denunciano tagli ai programmi sociali) ma resta comunque alta, oltre un quarto della popolazione. Anzi, considerando la spinta inflattiva, è probabile un aumento nei prossimi mesi. La promessa di Macri e dei suoi ministri è una politica basata su tre pilastri: assicurare qualche forma di reddito di base per bambini e anziani, migliorare la qualità di vita delle famiglie, stimolare la mobilità sociale verso l’alto. Attualmente sono quattro milioni i minori di 18 anni che ricevono la cosiddetta Auh, Asignación Universal por Hijo, mentre per cinque milioni di minori sono previsti gli appositi assegni familiari.

Sul fronte del debito pubblico, vera piaga del Paese, fonti del governo cercano di tranquillizzare sottolineando che solo il 56 per cento è nelle mani di privati, istituzioni finanziarie internazionali e creditori esterni al settore pubblico, e che “rappresenta circa il 37 per cento del Pil, un valore più basso rispetto alla media dei Paesi emergenti”. Ma la ‘stretta’ è prevista e il timore delle opposizioni è verso le politiche neoliberiste normalmente suggerite dal Fmi col rischio che ricadano sulla spesa sociale.