Luci e ombre nell’ultimo rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico in merito alle performance economiche dell’Argentina. L’Ocse, difatti, miglora la previsione di crescita del paese sudamericano per il 2021 portandola a un +6,1 per cento. Nell’ultima stima si ipotizzava un aumento del prodotto interno lordo del 4,6 per cento.

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Per il 2022, invece, si prevede una crescita dell’1,8 per cento e, aggiungono gli analisti dell’organismo con sede a Parigi, si verificherà un rallentamento della ripresa a causa delle restrizioni in risposta alla seconda pesante ondata di Covid in Argentina. L’ultima previsione sul prossimo anno parlava difatti di un aumento di Pil del 2,1 per cento.

Il leggero miglioramento di previsione, stando ai rilievi dell’Ocse, dipende dall’aumento del gettito fiscale, effetto soprattutto dei prezzi delle materie prime esportate. Ma incombe, ancora, il principale problema macroeconomico del paese, il debito. Viene sottolineato il ritardo nella definizione di un accordo di ristrutturazione con il Fondo monetario internazionale e con il club di Parigi (Debito Argentina, scaduti i 2,4 miliardi col Club di Parigi. Obiettivo ristrutturare e evitare il default).


Ciò che è certo è che l’economia argentina, dopo il crollo del 9,9 per cento con cui ha chiuso il 2020, sommando la crescita prevista nel 2021 e 2022 non riuscirà a recuperare il terreno perso durante l’anno di pandemia. Perché, se è vero che gli ultimi mesi del 2020 e i primi del 2021 hanno evidenziato un ritorno alla crescita per effetto delle riaperture, è altrettanto scontato che le ultime misure restrittive decise per la seconda ondata frenano ancora una volta l’attività economica.

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