Argentina sempre più osservato speciale. Dopo una tregua più o meno lunga, il debito sovrano torna a interrogare analisti e operatori finanziari. Arriva da Moody’s il declassamento, mutando da “stabile” a “negativa” la sua proiezione dei rischi legati al debito dell’Argentina. Alla base, ancora una volta, le incertezze legate al voto delle primarie dell’11 agosto per le prossime presidenziali.

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Come spiegato in una nota del 13 agosto, la decisione è stata presa a causa “della crescente incertezza sulla direzione della politica economica che verrà intrapresa dopo le elezioni di ottobre”.

“Il ticket Alberto Fernández-Cristina Fernández ha ottenuto un appoggio dell’elettorato superiore alle attese” recita il documento di Moody’s e questo, agli occhi degli analisti, potrebbe costituire un anticipo del risultato delle elezioni di ottobre.

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“La crescente incertezza sulla direzione della politica economica dopo le elezioni e la volatilità finanziaria che ne consegue” sono stati “fattori decisivi” nella decisione dell’agenzia di rating di declassare il rating del debito argentino.

E i mercati non hanno mostrato un orientamento diverso da quello di Moody’s. Nella giornata finanziaria di martedì 13 agosto, nuovi record negativi per il differenziale dei titoli argentini su quelli del Tesoro Usa. L’indice di rischio paese ha superato quota 1.700, con un incremento del 100 per cento in due giorni. Si tratta del livello più alto raggiunto negli ultimi dieci anni, dopo i 1.474 punti registrati a maggio del 2009.

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