Tra la Fiat e l’Argentina c’è sempre stato un legame forte, per gli investimenti della casa torinese nel paese ma anche per quel senso di italianità che segna da sempre una parte della cultura e della società albiceleste. La prima succursale della casa torinese aprì a Buenos Aires nel 1919. Quattro anni più tardi la nascita di Fiat Argentina S.A. Anche la stampa argentina ha dedicato spazio alla scomparsa di Sergio Marchionne. “L’uomo che ha salvato la Fiat dalla peggiore crisi della sua storia”, sottolinea l’edizione web del Clarín. Julio Algañaraz ricorda che Marchionne ha lasciato il gruppo Fiat Chrysler dieci volte più grande di quello trovato al suo arrivo al comando, da 5,5 a 60 miliardi di euro. “Basta ricordare che nel 2004, quando entrò, la Fiat fatturava 47 miliardi di euro mentre nel 2017 ha superato i 141 miliardi”. “L’uomo che ha salvato la Fiat trasformandola in multinazionale”, sottolinea Elisabetta Piqué per l’altro grande quotidiano argentino, La Nación.


Anche Mauricio Macri ha inviato un messaggio di cordoglio per la scomparsa di Marchionne. “Addolorato per la morte di Sergio Marchionne, un amico dell’Argentina con cui ci siamo visti l’ultima volta alcuni mesi fa. Le mie condoglianze ai suoi familiari, amici e a tutta la famiglia della Fiat Chrysler”, ha scritto il presidente sul suo account twitter.



Come ricorda il Clarín, Marchionne si era recato per una visita lampo a Buenos Aires, occasione per un incontro con Macri nella Casa Rosada. In quell’occasione, aggiunge il quotidiano, aveva mostrato apprezzamenti per il percorso intrapreso dal paese. “Sono stato in altre occasioni in Argentina, ho incontrato altri presidenti ed è la prima volta che vedo questo clima, realmente incoraggiante”, diceva l’ex Ad.


La visita di Marchionne in Argentina avvenne solo alcuni mesi quella di Macri allo stabilimento Fiat di Córdoba, per il lancio del modello Cronos. “Il presidente Macri conosce il settore e gli abbiamo parlato del nostro investimento di 500 milioni di dollari e della nostra fiducia nel futuro del’Argentina”, osservava l’ex manager del gruppo automobilistico.