La Turchia continua a dover fronteggiare enormi pressioni sulla lira e sui suoi titoli, con i più vari effetti collaterali. Fra questi, secondo un report di Bloomberg, la sostituzione dell’Argentina come il paese con le peggiori performance per gli investitori di titoli e obbligazioni. I bond denominati in lira turca, infatti, sono calati del 38 per cento su base annua, e dell’8 per cento nell’ultima settimana. Ovviamente, l’origine di tutto questo va ricercata nella tempesta valutaria che sta coinvolgendo la valuta di Ankara. Le decisioni protezionistiche (soprattutto da parte del presidente Usa Trump), gli attacchi speculativi e mere altre contingenze finanziarie hanno fatto sì che la lira turca perdesse quasi la metà del suo valore nei confronti del dollaro, sostituendo di fatto il peso argentino come paradigma di fragilità. L’indice di rischio sui titoli decennali turchi è salito oltre il 55 per cento. Inoltre, l’indice azionario di Ankara è finora stato il peggiore fra tutti i maggiori mercati globali, nell’anno in corso.


Come accennato, la decisione di Washington di imporre dazi del 25 per cento sulle importazioni di acciaio, e del 10 per cento su quelle di alluminio, ha pesantemente danneggiato l’equilibrio economico-finanziario turco. I mercati infatti, visto lo sbilancio delle partite correnti e le difficoltà dell’export causa dazi, hanno cominciato subito a scommettere contro la Turchia. Fra gli operatori, ormai, aleggia la semi-certezza che Turchia e Argentina non siano in grado di ripagare il loro debito, a causa di conti pubblici fortemente negativi. La “cura” che si vorrebbe imporre è sempre la solita: stretta monetaria, austerity e ristrutturazione del debito per ripartire da zero, con un’economia completamente riformata.


Al di là dei punti di contatto (debolezza valutaria, instabilità finanziaria, deficit di partite correnti), sembra però che la crisi dalle parti di Buenos Aires sia maggiormente gestibile. I fantasmi di un default come quello del 2001, insomma, paiono (almeno per ora) ancora lontani.