vino argentino

Il vino argentino guarda sempre più alla Cina (e ai nuovi ricchi). La presenza a Interwine 2018


Nella città cinese di Guangzhou si è tenuta, tra il 9 e l’11 novembre, la più grande e importante fiera asiatica sul vino a cui hanno partecipato le maggiori aziende vinicole di oltre trenta paesi. Il mercato del vino ha registrato una forte impennata dal 2011, passando da 1,03 miliardi di euro ai quasi 2,5 del 2017.

I maggiori esportatori sono Francia, Australia (rispettivamente 970 e 640 milioni di euro) seguiti a debita distanza da Cile e Spagna. In questa classifica l’Argentina si posiziona al decimo posto con un’esportazione dal valore di 20 milioni di dollari e la fetta di mercato del suo vino in Cina è, nonostante la continua crescita, marginale rispetto alla concorrenza degli altri paesi.


A rappresentare a Interwine 2018 l’Argentina c’erano dodici ‘bodegas’ scelte dal Consiglio federale degli investimenti. Il proprietario di una di queste cantine, Martín Cassone – come spiegato al portale ‘Los Andes’ di Mendoza -seguendo il consiglio del suo importatore (grazie al quale la Cina rappresenta per lui ormai un quinto delle sue esportazioni), sta scommettendo sulla fascia medio-alta perché in quella bassa la concorrenza è spietata e già sembra vinta, tra gli altri, da Cile e Australia.

Per quanto riguarda la fascia bassa del mercato Wendy Wei, fondatrice della multinazionale SF Express e importatrice del vino della cantina argentina Mi Estancia, spiega che in Cina il potere d’acquisto delle famiglie di beni di largo consumo si sta spostando verso prodotti non appartenenti alla cultura cinese. E il vino è ovviamente tra questi. L’imprenditrice consiglia all’Argentina di siglare un accordo per ridurre gli attuali dazi che colpiscono questo prodotto in modo da permettere una maggiore espansione nel mercato. Così ha fatto l’Australia e, come detto sopra, la mossa ha dato i suoi frutti.


Nonostante questo, se è vero che negli ultimi anni c’è stato un boom nelle vendite di vino di importazione, è altrettanto vero che i principali acquirenti fanno parte dello strato ricco della popolazione: solitamente queste persone hanno viaggiato, sono entrati in contatto con il paese dal quale proviene la bevanda e ne hanno apprezzato la cultura. La maggior parte del vino viene bevuta nei bistrot e nei ristoranti di cucina etnica che si stanno moltiplicando nelle grandi città e raramente il singolo compra una bottiglia per condividerla a casa, durante una cena tra amici o in famiglia, perché semplicemente questa non è usanza.