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E Zara taglia in Argentina (e Brasile): meno produzione e fornitori


Zara non si fida dell’Argentina. Il gruppo spagnolo Inditex, proprietario del celebre marchio di abbigliamento, ha presentato i numeri dei suoi affari nel mondo. Con i 7.490 negozi in 96 paesi e vendite online in un totale di 202 paesi, nel 2018 ha registrato un fatturato pari a 26 miliardi e 145 milioni di euro con poco meno di 3,5 miliardi di euro di utili.

Ma è stato anche un anno in cui il gruppo ha ridotto il numero di produttori e fornitori in Argentina: il numero delle piccole fabbriche associate è sceso da 36 a 30 e i 37 fornitori del 2017 sono diventati 26 nel 2018. Sono 11 i negozi di Zara in Argentina, impiegando 885 persone.

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Il patron di Zara, Amancio Ortega, e la figlia Marta


Argentina e Brasile sono gli unici paesi dell’America Latina in cui la Inditex ha produzioni locali e anche nel paese verdeoro il gruppo ha ridotto produttori e fornitori. Succede a tutto vantaggio di paesi come Turchia, Bangladesh e Cina.

Oltre a questi tre, la società spagnola ha produzione in Spagna, Portogallo, Marocco, India, Cambogia, Pakistan, Vietnam. In dodici paesi (Argentina compresa) Zara e affini (Zara Home, Pull&Bear, Massimo Dutti, Bershka, Stradivarius, Oysho e Uterqüe) concentrano il 92 per cento della propria produzione.

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Ma l’Argentina ha ricevuto una particolare menzione nel rapporto annuale del gruppo: è l’unico, tra i duecento mercati di presenza, a essere definito “iperinflazionario” con la conseguenza di dover modulare in modo specifico le politiche aziendali che, come segnalano i manager della società, hanno avuto un impatto di 5,3 milioni di euro.

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La decisione di Zara di ‘alleggerire’ i suoi fornitori argentini avviene in un contesto di caduta generalizzata della produzione tessile nel paese. Stando ai dati dell’Indec, l’istituto nazionale di statistica, a maggio del 2019 si è registrata una caduta del 14,7 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Se si tiene conto, nello specifico, di tessuti, la diminuzione è stata addirittura del 19,8 per cento su anno e 19 per cento nei primi cinque mesi dell’anno.

A livello occupazionale, gli ultimi dati definitivi sono dell’ultimo trimestre 2018 e parlano di 8.688 posti di lavoro bruciati dalla crisi rispetto a tre anni prima. E anche la decisione di Zara potrebbe, seppure in misura ridotta, avere le sue ripercussioni.

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