Ci mancava solo il Superclásico rimandato. Il vertice dei G20, che inizierà il prossimo venerdì a Buenos Aires, capita forse nel momento peggiore per l’Argentina, che aveva sperato di offrire uno scenario ben diverso ai leader che si incontreranno nella sua capitale. Al di là, comunque, delle polemiche legate ai problemi di ordine pubblico e sicurezza, è il contesto economico ad apparire come quello meno ideale a ospitare un evento di questa portata, che per la prima volta si terrà in un paese latinoamericano.


Il meeting ufficialmente sarà incentrato su tematiche legate a sviluppo, infrastrutture e sicurezza alimentare, ma è verosimile ritenere che l’attenzione sarà catturata in gran parte dalle dispute commerciali fra Cina e Usa, e gli accordi di libero scambio in Nord America, e fra Ue e paesi latinoamericani. Tuttavia, la speranza del governo di Mauricio Macri era di sfruttare il G20 come una vetrina per mostrare al mondo le riforme economiche attese: obiettivo nettamente fallito, dato che l’Argentina è ancora nel pieno della tormenta.


E così “la tempistica è, per usare un eufemismo, perlomeno inconveniente”, nelle parole di Benjamin Gedan, analista argentino per il Woodrow Wilson International Center. Tanto che, invece che per mettersi in mostra, il G20 rischia di diventare l’occasione per “supplicare” ulteriori aiuti internazionali.


Il prestito di 57 milioni di dollari ottenuto dal Fondo monetario internazionale non ha ancora potuto espletare alcun effetto, mentre il peso continua a deprezzarsi (di oltre la metà dall’inizio dell’anno) e l’inflazione supera ormai il 45 per cento. Le proteste nel paese vanno aumentando, soprattutto a causa dei continui licenziamenti e della povertà sempre più diffusa, ed è verosimile ritenere che il vertice sarà visto come una ghiotta occasione per eventuali manifestazioni.

Dal canto suo, ben magra consolazione, il presidente Macri potrà sbandierare i miglioramenti nei rapporti internazionali ottenuti durante il suo mandato, soprattutto grazie alla svolta impressa in politica economica, rispetto ai suoi predecessori protezionisti, Kirchner e Fernández. Miglioramenti che hanno permesso all’Argentina di rientrare nei mercati di credito mondiali, anche se ad altissimi costi sociali.

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