È degli ultimi giorni l’indiscrezione, dirompente, su presunti complotti contro papa Francesco. Obiettivo: demonizzarlo e portarlo a una decisione ‘in stile Benedetto XVI’. A spiegarlo è stato il cardinale Walter Kasper, presidente emerito del pontificio consiglio per la Promozione dell’unità dei cristiani. “Ci sono persone a cui semplicemente non piace questo pontificato, vogliono che si concluda prima possibile per avere, diciamo così, un nuovo conclave”, ha dichiarato all’emittente tedesca Ard poi ripresa da Crux.

La denuncia di Kasper non è da considerare una semplice suggestione. Si tratta di una personalità di primo piano nel mondo vaticano. Fine teologo, ex responsabile dei rapporti ecumenici e profondo conoscitore delle dinamiche interne alla ‘società cattolica’ ed è anche stato uno dei grandi elettori di Francesco nel conclave del marzo 2013.


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Walter Kasper


Che Bergoglio abbia diversi oppositori all’interno della Chiesa non è una novità. Ma dalle dichiarazioni di Kasper emerge uno scenario grave e preciso: i nemici di papa Francesco vogliono la fine del suo pontificato, considerato tra i più ‘rivoluzionari’ della storia. “Arrivare a un nuovo conclave”, dunque, ha il significato di mettere alle strette il pontefice argentino, portarlo a prendere la stessa decisione di Ratzinger.

Il ‘casus belli’? La pedofilia nella Chiesa cattolica, usare le sempre attuali polemiche e accuse sugli abusi sessuali dei preti. È su Francesco che vogliono addossare la colpa degli insabbiamenti, ma è chiaro a tutti che quei silenzi hanno una storia lontana.

Kasper è netto: i nemici di Bergoglio stanno adottando una strategia “inappropriata”, cercando di trasformare la discussione sulla questione degli abusi “in una discussione su papa Francesco”. È per qusto che la definisce “un abuso di abuso”. Che, almeno nell’immediato, può avere un solo effetto: “Distogliere l’attenzione dal vero problema”, dagli abusi e dalle azioni necessarie per punirli e prevenirli. E questa, conclude il cardinale, “è la parte peggiore”.

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Su ragioni e retroscena, fondamentale alla comprensione dei fatti è l’analisi di Alberto Melloni, storico della Chiesa, interpellato da AdnKronos. Prima di tutto una premessa: “Che la crisi da cui la Chiesa cattolica oggi è scossa abbia effetti divisivi non c’è bisogno dei cardinali per capirlo. Il punto è l’interpretazione di due disastri: quello che riguarda i violentatori di bambini e bambine e quello che riguarda la corruzione, perché né l’uno né l’altro sono problemi peculiari della Chiesa cattolica. Si tratta di due grandi problemi dell’Occidente”.

Secondo Melloni, “queste due cose possono essere usate in due modi: o in un senso penitenziale, per andare alla ricerca di una via di uscita più evangelica della Chiesa, ma possono anche essere manipolate a fini propagandistici e rispetto al conclave c’è il rischio da un lato che informazioni vere o false vengano usate prima delle elezioni per fare fuori questo o quel candidato: quello che una volta era il potere di veto delle potenze cattoliche, oggi è un potere di veto che passa dai media”.

E lo storico avanza una seconda ipotesi, “la peggiore di tutte è quella che qualcuno usi informazioni vere o false per cercare di azzoppare il papato. Questo si è visto anche all’inizio del pontificato di Francesco quando a poche ore dalla sua elezione uscirono notizie sulla sua presunta contiguità con il regime dittatoriale argentino che erano assolutamente false. Sono state, grazie al cielo, travolte dall’entusiasmo delle elezioni. In quel momento la reputazione della Chiesa e quella del papa erano tali da travolgere un tentativo di manipolazione pubblica dietro quel disegno”.

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Melloni ricorda che “è già da tempo che c’è un’azione conservatrice minoritaria e concordata che sta facendo un gioco di cui i media sono involontariamente complici per rappresentarsi come la metà della Chiesa. Che il papa abbia lo 0,1 per cento che lo odia, l’1 per cento che lo detesta e il 10 per cento che non lo ama è la fisiologia della Chiesa cattolica”.

Ma non si tratta di una vicenda nuova. Si pensi, ricorda, “alle prime voci sul fatto che Wojtyla stesse per morire: erano del 1993 e sono stati dodici anni a bollire nella pentola, dimostrazione che la maldicenza allunga l’esistenza”. E non è irrilevante che la denuncia di Kasper arrivi a breve distanza dal summit di febbraio che papa Francesco ha voluto, chiamando i capi della chiesa cattolica nel mondo per arginare la piaga della pedofilia da parte dei preti. E questo, conclude Melloni, “in effetti sarà un ri-conclave perché è occasione nella quale il papa metterà in gioco la sua credibilità di guida”.

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