“Excelentísimo señor Nicolás Maduro Moros”. Comincia così la lettera di papa Francesco al presidente venezuelano, datata 7 febbraio e rivelata oggi, 13 febbraio, dal Corriere della Sera. Signor Maduro e non signor presidente: più di un dettaglio. Poco più di due pagine con le quali il pontefice argentino ‘chiude’ al dittatore. È la risposta ai diversi appelli di Maduro a Bergoglio affinché si facesse carico di un’opera di mediazione per tentare di risolvere il conflitto, sociale prima ancora che politico ed economico, in Venezuela.

Ecco così spiegato il senso di quella “neutralità positiva” di Francesco di cui aveva parlato giorni addietro il segretario di Stato Vaticano, Piero Parolin. La missiva ripercorre i ripetuti tentativi chiesti dal regime chavista e compiuti dalla Santa Sede negli ultimi anni. Ma, scrive, “purtroppo, tutti si sono interrotti perché quanto era stato concordato nelle riunioni non è stato seguito da gesti concreti per realizzare gli accordi”.


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In sostanza, Maduro ha chiesto aiuto al Vaticano, ha preso impegni che poi sono rimasti lettera morta. Tant’è che, scrive ancora il papa, ,”le parole sembravano delegittimare i buoni propositi che erano stati messi per iscritto”.


Bergoglio ricorda, inoltre, i precedenti e le condizioni aanzate dalla Santa Sede che “segnalò chiaramente quali erano i presupposti perché il dialogo fosse possibile”, “una serie di richieste che considerava indispensabili affinché il dialogo si sviluppasse in maniera proficua e efficace”. Si evince anche la delusione per il modo in cui tutti quei tentativi furono piegati dalla resistenza del regime di Caracas. Dunque, da Bergoglio un giudizio negativo, pesante verso Nicolás Maduro e la sua cerchia.

Nel testo, inoltre, il pontefice ribadisce la necessità che “si eviti qualunque forma di spargimento di sangue” perché al papa “inquieta profondamente la situazione”. E confessa a Maduro di essere preoccupato per “la sofferenza del nobile popolo venezuelano, che sembra non avere fine”.

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