Alberto Fernández in Italia – Incontri cordiali, come da protocollo. Prima l’attesa udienza con papa Francesco, poi le sale del Quirinale – ministri e ambasciatori al seguito – e di lì a Palazzo Chigi, ricevuto da Mario Draghi. Il tour europeo di Alberto Fernández è nato con un obiettivo specifico e urgente: raccogliere il sostegno dei principali partner europei sui cruciali negoziati per ristrutturare il debito dell’Argentina col Club di Parigi e il Fondo monetario internazionale.

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Il Presidente Sergio Mattarella con il Signor Alberto Angel Fernandez, Presidente della Repubblica Argentina (foto di Francesco Ammendola – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Dopo Lisbona, Madrid e Parigi (e il Vaticano dell’argentino papa Francesco), anche Roma rassicura l’esecutivo guidato dal nuovo leader peronista. “Raggiunti tutti gli obiettivi”, avrebbe detto Fernández dopo la visita a piazza Colonna. E il soggiorno a Roma prosegue fino a venerdì 14 maggio con l’ultimo obiettivo: incrociare dal vivo lo sguardo di Kristalina Georgieva, numero uno del Fmi.

Alberto Fernández in Vaticano, perché era importante l’udienza con papa Francesco


Quello tra Georgieva e Fernández è il primo incontro dal vivo dopo diverse occasioni telefoniche e video. Nel frattempo, il suo ministro dell’Economia, Martín Guzmán, uomo di massima fiducia del presidente, allievo di Joseph Stiglitz e plenipotenziario nella gestione della crisi del debito, si è intrattenuto con un alto funzionario in chiave preparatoria.

La linea dell’Argentina non cambia: sospensione dei pagamenti e nuovo accordo che permetta al paese di onorare i suoi impegni senza dover ricorrere a riforme strutturali che impatterebbero sulla già delicata situazione economica e sociale. Del resto “teniamo a cuore le necessità del popolo argentino” è sempre stato un principio espresso dalla stessa Georgieva.

Un accordo serve a entrambe le parti, in modo particolare all’Argentina che, come alternativa avrebbe solo quella del default con le connesse ricadute sul mercato internazionale del credito. In parallelo, però, Alberto Fernández porta avanti un altro fine. Non economico ma politico. Un nuovo ordine mondiale post pandemia, che tenga (davvero) presente le condizioni reali dei paesi maggiormente in difficoltà.

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Alberto Fernándz e Mario Draghi a Palazzo Chigi (Foto: governo.it)

È una visione che anche l’Occidente sta prendendo in considerazione, comprendendo la nuova linea politica degli Stati Uniti. E Fernández arriva all’incontro con la massima rappresentante del Fmi forte del sostegno dei leader a cui ha stretto la mano negli ultimi giorni, Italia compresa.

I 44 miliardi di dollari di debito – contratto dal governo di Mauricio Macri nel 2018 – possono costituire un esercizio in tal senso: disegnare uno schema che permetta una maggiore compatibilità tra la tradizionale rigidità del Fondo e i paesi alle prese con un disagio strutturale.

Forse Fernández si spinge un po’ troppo in là proponendo una nuova architettura finanziaria del Fmi, ma è una mossa politica e, dal suo punto di vista, va giocata. Con lo sguardo al G20 italiano, quando a ottobre i grandi della Terra torneranno sul tema.

(Foto di copertina: quirinale.it)

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