Il senato argentino ha approvato il progetto di legge che stabilisce una riparazione economica a favore della famiglie dell’equipaggio dell’Ara San Juan. Il sottomarino argentino, con i suoi 44 membri dell’equipaggio, era scomparso il 15 novembre durante un pattugliamento nella zona economica esclusiva dell’Argentina.

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A bordo c’era anche Eliana María Krawczyk, classe 1982, prima donna ufficiale a entrare nell’equipaggio di un sommergibile della marina argentina. L’Ara San Juan è stato ritrovato un anno dopo a più di 900 metri di profondità, a 500 chilometri al largo della città patagonica di Comodoro Rivadavia, nella provincia di Chubut (“Impossibile recuperarlo”. Sottomarino argentino Ara San Juan, arrivano le prime foto. E le prime difficoltà).


Ora, all’unanimità, il senato federale ha dato il via libera a nuove norme attraverso le quali lo Stato intende in qualche modo indennizzare le famiglie dei militari scomparsi. Stabiliscono il diritto a un indennizzo “per gruppo familiare” che sarà percepito per figlio o figlia e coniuge in parti uguali, a condizione che non fossero separati quando è avvenuto l’incidente.


La cifra, non soggetta a tassazione di alcun tipo, si attesta sui sette milioni di pesos per famiglia, tra i 64 e i 65mila euro al cambio medio di questo periodo. L’accettazione dell’indennizzo, la cui richiesta deve essere inoltrata entro un anno, però, porta alla rinuncia di qualsiasi altra pretesa nei confronti dell’amministrazione statale. E, aggiungono le nuove norme, esclude la possibilità di qualsiasi azione giudiziaria nei confronti dello Stato.

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Per i parenti delle vittime dell’Ara San Juan la ferita è aperta e c’è chi continua a chiedere che venga fatta giustizia, puntando il dito contro l’ex presidente, Mauricio Macri, e l’ex ministro della Difesa, Oscar Aguad. È la voce che si alza anche dalle file della maggioranza di governo.

Come Nancy González, presidente della commissione Difesa in senato: “Macri e Aguad sono rimasti al loro posto. Anzi, hanno perseguitato i parenti delle vittime mettendo sotto controllo i loro telefoni”. Il riferimento è al recente scandalo su presunto uso politico dei servizi a danni di opposizione, sindacati e stampa vicina al blocco peronista.

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