L’imprenditore argentino Gabriel Romero ha confessato di aver pagato una tangente di 600mila dollari per ottenere, tramite un decreto presidenziale ad hoc da parte dell’ex presidente Cristina Fernández de Kirchner, il rinnovo della concessione per lo sfruttamento dell’idrovia Paraná-Paraguay. Si tratta di una fondamentale via commerciale regionale che permette gli scambi e la comunicazione tra il porto di Asunción in Paraguay e l’Atlantico. È lungo questa importante rotta che viaggiano i prodotti agricoli destinati all’esportazione. Già nel 2010 la proroga di otto anni per lo sfruttmento dell’idrovia concessa ad Emepa aveva destato sospetti, ma il governo di allora scelse di non procedere. Secondo il quotidiano La Nación si tratta della prima dichiarazione nell’ambito dell’inchiesta condotta dal pubblico ministero Bonadio. Le indagini sono iniziate con la scoperta dei “quaderni della corruzione”, dove l’autista del sottosegretario Baratta, Oscar Centeno, ha meticolosamente preso nota dei tragitti, degli incontri e delle cifre trasportate dall’esattore dell’ex ministro dei lavori pubblici De Vido.


Il giudice Claudio Bonadio

Bonadio ha già emanato i mandati d’arresto per i collaboratori dell’ex ministro, e dagli atti nelle mani degli inquirenti sembrerebbero coinvolti anche l’ex presidente Cristina Fernández e il defunto ex presidente e marito Néstor Kirchner. Dalle indagini risulterebbe che talvolta le somme raccolte dai viaggi dell’autista di Baratta venissero portate nella residenza privata dei Kirchner nell’elegante zona residenziale della Recoleta. Secondo gli uomini della procura, nella Toyota Corolla guidata dal Conteno sarebbero stati trasportati oltre 160 milioni di dollari.

La Fernández ha però presentato una ricusazione del giudice istruttore Bonadio, oltre a richiedere l’annullamento dell’intera inchiesta e che venga citato come testimone anche l’attuale presidente Mauricio Macri. Lo ha fatto nel corso della sua comparizione in tribunale su mandato della magistratura nel corso della quale ha presentato anche uno scritto nel quale ha negato ogni coinvolgimento nella causa sulle tangenti che coinvolgerebbe diversi funzionari della sua amministrazione. La richiesta di ricusazione, indica come causa l’esistenza di diverse denunce nei confronti del giudice accusato già in precedenza di avversione nei confronti della persona indagata. Altresì il documento mette in discussione la competenza del tribunale sostenendo che la causa, in base alle regole di procedura penale, avrebbe dovuto essere trattata da un altro giudice, Julián Ercolini.


Per quanto riguarda il coinvolgimento di Macri, l’ex presidente ha chiesto che venga chiarita la dinamica per la quale suo cugino, Angelo Calcaterra, avrebbe goduto di un presunto privilegio essendogli concesso di poter negoziare i termini della sua comparizione prima ancora che venisse emesso un mandato ufficiale.