Se il fronte economico è funestato dai nuovi venti di crisi, quello politico è in subbuglio. Da un lato, quello di governo, Mauricio Macri è alle prese con inflazione, fuga di capitali, calo di Pil e consumi; dall’altro, quello delle opposizioni, chiamato a gestire la nuova bufera giudiziaria che si è abbattuta sul kirchnerismo e quella che è ancora l’esponente di spicco, Cristina Fernández. E che, secondo i primi rumor, non escluderebbe la sua ricandidatura alle presidenziali del 2019. La giustizia argentina, attraverso il giudice Claudio Bonadio titolare dell’inchiesta, ha presentato una richiesta di revoca parziale dell’immunità a carico della ex presidente, attualmente membro del Senato, nel quadro della causa per corruzione nella concessione di opere pubbliche aperta che ha visto coinvolti nomi del suo esecutivo e imprenditori argentini del decennio in cui lei e il marito defunto, Néstor Kirchner, sono stati ai vertici dello Stato. Il fine è quello di poter effettuare perquisizioni domiciliari presso tre luoghi di sua proprietà. Non è escluso, come hanno rivelato fonti giudiziarie al quotidiano La Nación, che ci sarà una richiesta più ampia, probabilmente dopo l’interrogatorio della Kirchner fissato da Bonadio per il 13 agosto.


Il giudice Claudio Bonadio

Va ricordato che l’indagine della magistratura è scturita da uno scoop de La Nación, vicino al governo e proprio a questo ha riposto, poche ore dopo, un altro quotidiano, Página 12, apertamente schierato con l’opposizione peronista. Lo ha fatto ponendo “otto interrogativi che per ora non hanno risposta” e che riguardano la affidabilità degli otto quaderni, e del loro contenuto, in cui “un ex autista del sottosegretario per la Pianificazione del passato governo, conosciuto per la sua scarsa cultura, ha minuziosamente annotato, con brillantezza di linguaggio, per dieci anni tutti i movimenti legati alle tangenti, quantificandole fra 52 e 200 milioni di dollari”. Soprattutto, il foglio di sinistra contesta che agli atti ci sarebbero solo copie, li unici documenti formalmente consegnati dall’autista, tant’è che nessuno degli indagati ha voluto rendere dichiarazioni senza prima prendere visione di quelli che la stampa ormai definisce “quaderni della corruzione”.


Ciò che è certo è che, inevitabilmente, la tempesta giudiziaria si è spostata nei palazzi della politica. Dà di sicuro nuove argomentazioni ai peronisti cosiddetti ‘no K’ (non schiarati con la Kirchner), mentre i fedelissimi per ora tacciono. A parlare è invece Macri che sfrutta l’occasione per sorvolare in parte sulla situazione economica: “Oggi più che mai abbiamo bisogno che la giustizia ci dica se tutto ciò corrisponde al vero, che ci dimostri che non esiste impunità”.