Prende il via la nuova Direttiva politica di difesa nazionale (Dpdn) introdotta dal governo di Mauricio Macri, che prevede l’impiego delle forze armate nella lotta contro il contrabbando e il narcotraffico: 500 effettivi alla frontiera con Bolivia e Paraguay. La missione dell’esercito è stata denominata ‘Operazione integrazione Nord’ (Oin). Viene così derogato il decreto dell’ex presidente Néstor Kirchner che delimitava le loro funzioni esclusivamente a compiti di difesa. La Oin prevede uno spiegamento complessivo, nei prossimi mesi, di tremila militari che, nelle parole del’esecutivo, “svolgeranno compiti limitati all’appoggio logistico delle attività della Gendarmeria”. Ad attenuare la preoccupazione delle organizzazioni di difesa dei diritti umani e partiti di opposizione, il governo ha chiarito che i militari “non hanno facoltà né di arrestare né di sequestrare mercanzia o droga”.


La centrale nucleare Atucha II

Precisi gli obiettivi strategici che saranno assegnati al controllo delle forze armate: frontiere, centrali nucleari, idroelettriche e il sistema radar di controllo aereo. Quindi non solo sicurezza interna ma anche nella lotta al narcotraffico. La nuova Direttiva politica di difesa nazionale sarà per il momento limitata al controllo dei 22 radar distribuiti su tutto il territorio nazionale dell’agenzia di tecnologia aerospaziale argentina Invap. La lista dei siti strategici include le centrali idroelettriche Alicurá, El Chocón, Pichi, Piedra del Aguila, Planicie Banderita, Río Turbio, Salto Grande e Yacyretá (queste ultime due le più importanti e con gestione binazionale rispettivamente con Uruguay e Paraguay), le centrali nucleari Atucha, Atucha II ed Embalse, e le centrali termoelettriche della Costa e di Luján de Cuyo. La maggior parte di questi siti è attualmente sotto la custodia delle forze della Gendarmeria e della Prefettura, mentre la custodia da parte delle forze armate era prevista anche da una vecchia legge del 1988.

Nelle intenzioni del governo Macri l’obiettivo della Dpdn è quello di rafforzare le funzioni delle forze armate nella gestione della sicurezza interna e la lotta al narcotraffico. L’obiettivo, ha spiegato il capo di stato, è che l’esercito fornisca il suo “appoggio logistico nelle zone di frontiera e intervenga in eventi strategici”. Macri ha assicurato che per lo svolgimento delle missioni previste è “fondamentale” la partecipazione delle forze armate, questo sia “nella protezione degli obiettivi strategici” che “nelle sfide per il cyberspazio”.


Finora, le forze armate argentine erano unicamente abilitate alla difesa del paese da attacchi esterni. La proposta di Macri implica un cambiamento sostanziale che è stato già criticato dagli specialisti della sicurezza e dalle organizzazioni per i diritti umani. “La trasformazione non sarà facile, i cambiamenti radicali non lo sono mai, ma noto con soddisfazione che siamo uniti per raggiungere un consenso che ci consentirà politiche a lungo termine”, ha detto il presidente argentino.