argentina in sciopero

Argentina in sciopero contro l’austerity. E il Fmi concede altri 5 miliardi


Argentina in sciopero, come previsto. Dalla mezzanotte ha preso il via la seconda e intensa giornata di ‘paro’ nazionale contro la politica del governo del presidente Mauricio Macri. L’adesione, era altrettanto previsto, è altissima. Ieri c’era stata la mobilitazione di 36 ore promossa dalla Centrale dei lavoratori dell’Argentina (Cta), mentre l’astensione del lavoro di 24 ore di oggi è stata decisa dalla Confederazione generale del lavoro (Cgt), principale sindacato del paese.

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Le manifestazioni sono state organizzate per dire no alla politica basata su austerità e taglio della spesa pubblica. Sindacati e movimenti sociali che hanno promosso lo sciopero chiedono “un cambiamento radicale” delle misure per rilanciare l’economia in un momento in cui “i consumi crollano e aumentano disoccupazione e povertà”.

È il quarto sciopero generale dall’arrivo di Macri alla Casa Rosada. L’adesione è totale in molti settori, e in particolare in quello dei trasporti. Nel frattempo il presidente argentino è a New York per la sessione dell’Assemblea generale dell’Onu a margine della quale sta realizzando una serie di incontri con esponenti di altri governi, fondi e investitori.

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E la notizia arriva proprio dagli Stati Uniti, realtiva alle trattative tra Buenos Aires e il Fondo monetario internazionale. Cinque miliardi in più e l’esborso anticipato dei fondi del programma iniziale: sono i termini dell’accordo raggiunto nelle ultime ore tra il governo argentino e il Fmi sul rafforzamento del programma di assistenza finanziaria di tipo Stand By originariamente pattuito per 50 miliardi di dollari.

Le trattative, secondo il quotidiano La Nación, si sono sbloccate già nel primo giorno di negoziati nella Grande Mela mentre Macri era impegnato in diverse interviste con media specializzati, come Financial Times e Bloomberg, e riunioni con investitori tra cui Morgan, Morgan Stanley, Goldman Sachs, Citi Bank.

Le risorse extra in arrivo nelle casse di Buenos Aires serviranno a coprire le esigenze finanziarie per tutto il 2019. L’annuncio ufficiale sui 5 miliardi di dollari sarebbe atteso tra oggi e domani e dovrebbe avvenire con una conferenza stampa del ministro dell’Economia, Nicolás Dujovne, che guida le trattative con il Fondo monetario, insieme al presidente della Banca centrale argentina, Luis Caputo. O, almeno, avrebbe dovuto. Perché è proprio da quest’ultimo che arriva il colpo di scena inatteso: le dimissioni. Non ancora note le ragioni del passo indietro. Caputo ha comunque ringraziato Macri per avergli accordato fiducia prima come ministro e poi come numero uno della Banca centrale.