La maxi inchiesta giudiziaria sulla corruzione raggiunge anche la famiglia del presidente Mauricio Macri. Il nome di Angelo Calcaterra, cugino del capo dello stato, circolava da qualche giorno e Calcaterra si è presentato spontaneamente presso l’ufficio del giudice istruttore in qualità di ex presidente di Iecsa, una delle imprese di costruzione nel giro di mazzette nei lavori pubblici durante l’amministrazione kirchnerista. Iecsa era un’impresa appartenente alla holding Socma della famiglia Macri e che solo dopo l’assunzione di Mauricio alla presidenza era stata ceduta in proprietà al cugino. Come segnala il quotidiano argentino Infobae, Calcaterra ha ammesso il pagamento di mazzette adducendo di aver subito “pressioni” ed “estorsioni” da parte di ex funzionari dei governi di Néstor Kirchner prima e Cristina Fernández poi. Il cugino del presidente, che a sua volta ha ceduto la proprietà di Iecsa nel 2017 al gruppo imprenditoriale che fa capo a Marcelo Mindlín (Pampa Energia), ha dichiarato di convertirsi in collaboratore di giustizia, rimanendo a piede libero.

Ma la principale figura politica implicata, secondo gli inquirenti, nel giro di mazzette resta la ex presidente e attuale senatrice Cristina Fernández de Kirchner. Da quanto risulta dai “quaderni della corruzione”, parte delle mazzette venivano portate direttamente al domicilio privato dei Kirchner nell’elegante quartiere della Recoleta, a Buenos Aires.  L’ex capo di Stato si è rifiutata oggi di rispondere alle domande del giudice, ma ha consegnato un testo scritto dove si consegnano elementi che, secondo la difesa, smentiscono completamente le tesi accusatorie. La stessa accusa da tempo il governo Macri di “utilizzare la magistratura per perseguire l’opposizione” e al contempo “disciplinare” il resto della dirigenza politica e sindacale che tentasse opporsi al suo progetto politico economico.


Sulla Fernández pende anche un’altra inchiesta giudiziaria. Con altri tredici imputati, deve rispondere anche dell’accusa di “tradimento alla patria” per la presunta copertura degli iraniani accusati di aver ordinato l’attentato alla sede dell’Associazione di mutualità israelita argentina, attentato che nel 1994 causò la morte di 85 persone e oltre 200 feriti. L’ex presidente aveva definito quest’ultima causa come una “assurdità giuridica”. Lo aveva fatto parlando con la stampa all’uscita del palazzo di giustizia di Buenos Aires, dove era stata convocata per un interrogatorio dal giudice istruttore Claudio Bonadio. Fernandez de Kirchner aveva replicato a Bonadio di fronte ai giornalisti che “tradimento alla patria è usare la giustizia per censurare l’opposizione politica”.