La stampa mondiale ha gli occhi puntati su Buenos Aires. Quello sul cosiddetto aborto legale è un voto storico della Camera alta, il sì licenziato dai deputati nel mese di giugno. Comunque vada la votazione finale si è trattato di un interessante laboratorio per gli osservatori politici, interessati a compendere se e come la politica nazionale è in grado di rappresentare un paese. Un paese diviso, tra celesti e verdi, contrari e favorevoli a un dettato legislativo che garantirebbe la possibilità di procedere a interruzione della gravidanza entro la 14esima settimana e fuori dai casi consentiti dalla legge, cioè stupro e grave rischio per ma gestante. Renderla, dunque, volontaria. Dare alla donna la scelta di portare avanti una gravidanza o meno. Quella degli aborti illegali in Argentina è una pratica che porta alla morte di un numero elevato di donne. Ed è quello che sottolineano gli attivisti per il ‘sì’, chiedendo di poter accedere gratuitamente alla sanità pubblica. Quello di salvare ‘las dos vidas’, le due vite, è invece l’imperativo dei contrari alla nuova norma. Sì o no che, va detto, sono trasversali.


L’atteso dibattito è cominciato in tarda mattinata e andrà avanti per tutta la sera. Si prevede la votazione finale attorno alla mezzanotte argentina (le 5 di giovedì 9 giugno in Italia). Una maratona di interventi: gli iscritti a parlare sono 59, sui 72 che compongono il Senato. Discorsi tutti civili e appassionati. Anche perché, come si diceva, si esprime la propria convinzione, spesso al di là dell’orientamento del gruppo parlamentare di appartenenza. Un approccio civile, senza ordini di scuderia. È un tema troppo importante, profondo per ‘comandare’ un sì o un no. E lo si comprende dal tenore degli interventi. “Sono cattolica però non mi hanno eletta perché cattolica. Voto con la profonda convinzione che mi dà il peronismo, che garantisce sviluppo dei diritti”, ha dichiarato una senatrice eletta con simbolo del Partido justicialista. Così come una sua collega, contraria, ricorda che “non si tratta solo di un tema relativo alla salute pubblica, ma interdisciplinare. E per questo bisogna arrivare a una nuova legge ideando e attuando politiche a breve, medio e lungo termine”.



Dal canto suo, il presidente Mauricio Macri – che in precedenza ha dichiarato la sua contrarietà al nuovo dettato, pur non intervenendo sui parlamentari legati alla sua sigla – ha dichiarato che “a prescindere dal risultato oggi vincerà la democrazia”. Lo ha fatto poco prima dell’inizio della seduta del Senato decisiva attraverso un messaggio affidato alle reti sociali che conferma la posizione neutrale assunta fin dall’inizio del dibattito e la libertà di scelta concessa ai legislatori della maggioranza. I senatori sono chiamati a decidere se legalizzare o meno l’aborto, o mantenerlo un reato punibile con la prigione salvo in caso di stupro o di rischio per la salute della madre. È un voto chiave per l’Argentina e anche per l’America latina, come sottolinea anche la stampa nazionale . L’iniziativa è stata approvata a giugno dalla Camera dei deputati, ma al momento tutto indica che, salvo per sorprese dell’ultimo minuto, non passerà al Senato (qui la conta dei voti in tempo reale, sulla base delle dichiarazioni di voto). Numerose le persone, per lo più donne, che si stanno mobilitando per le strade della capitale Buenos Aires a favore e contro la legge (guarda le foto più significative).

IL DIBATTITO IN TEMPO REALE – DIRETTA DAL SENATO ARGENTINO