Le forze armate argentine avranno compiti nella gestione della sicurezza interna e nella lotta al narcotraffico. Quello annunciato dal presidente Macri parlando dall’area militare Campo de Mayo è una rivoluzione nella dottrina della sicurezza del Paese sudamericano. Lo scopo, ha precisato il capo dello Stato, è fare in modo che l’esercito fornisca il suo “appoggio logistico nelle zone di frontiera e intervenga in eventi strategici”. Macri ha giustificato il loro coinvolgimento spiegando che per lo svolgimento delle missioni previste è “fondamentale” la partecipazione delle Forze armate e questo sia “nella protezione degli obiettivi strategici che nelle sfide per il cyberspazio”. Un deciso cambio rispetto alla legislazione vigente con i governi Kirchner che attribuisce tali compiti alla polizia federale, Gendarmeria nazionale e Prefectura naval, sviluppando così una nuova dottrina in tema di lotta al narcotraffico e al terrorismo internazionale. Di sicurezza interna.


Attualmente il criterio relativo all’impiego delle forze armate è molto restrittivo, potendo le stesse confrontarsi solo con forze armate di altri Stati, in uno schema tipico del Ventesimo secolo. In un ipotetico attacco di gruppi terroristici come al-Qaeda e Isis le forze armate non potrebbero intervenire senza violare la legge. Dunque, unicamente abilitate alla difesa del paese da attacchi esterni ‘tradizionali’. Cambia il modo di intendere un attacco esterno, nei termini previsti dalla legge di Difesa nazionale, andando ad ampliarsi a qualsiasi aggressore esterno contro sovranità, integrità territoriale e indipendenza politica del Paese. In linea di principio si contempla anche una organizzazione del narcotraffico internazionale che spesso agisce anche attraverso l’uso delle armi e che, dal punto di vista operativo, altera democrazia e sicurezza del territorio nazionale o di una sua porzione.


La proposta di Macri, però, ha già ricevuto critiche da parte di esperti della sicurezza e dalle organizzazioni per i diritti umani. Si segnala, tra le più autorevoli, la contrarietà delle Abuelas di Plaza de Mayo. Non va dimenticato che una parte della società argentina reclama ancora oggi giustizia nei per i crimini commessi durante l’ultima dittatura militare. La presidente Estela de Carlotto non usa mezzi termini: “Si sta distorcendo l’impiego delle forze armate dal nemico esterno al nemico interno” aggiungendo che “lo vediamo già ora con la repressione delle manifestazioni e la brutalità che si scatena da parte delle forze dell’ordine”. Manifestazioni di avversità all’idea macrista anche sulle reti sociali.


Ma dall’esecutivo confermano che già dal prossimo mese sarà dispiegato un primo contingente di cinquecento uomini di esercito e aeronautica, alla frontiera con Bolivia e Paraguay, in operazioni di repressione e dissuasione nella zona di maggior transito di droga. A regime il personale militare impiegato sarà di quattromila unità, in tutto il territorio nazionale. Misure identiche, va detto, sono già realtà nei vicini Brasile e Uruguay dove le ‘stellette’ operano in un raggio di venti chilometri lungo i confini nazionali. Secondo il governo di Buenos Aires, solo negli ultimi due anni sono cresciuti esponenzialmente i sequestri di cocaina in tutta la zona di frontiera settentrionale che ricade nelle province di Salta, Jujuy, Formosa e Misiones. L’obiettivo, secondo Macri, è quello di “proteggere gli argentini dalle minacce e dalle sfide attuali” e di “contribuire alla politica estera” del Paese. Ma il dibattito è già accesissimo in una società che, a 35 anni dalla fine della dittatura di Videla e successori, non è riuscita a ritrovare fiducia nelle forze armate dello Stato.