Macri ‘si muove’ contro la depenalizzazione dell’aborto?


Il tema dell’aborto divide ancora la politica argentina, coinvolgendo i suoi settori più alti. Vale a dire, il presidente Mauricio Macri. Dopo l’approvazione di stretta misura del progetto di legge alla Camera, i parlamentari contrari cercano di impedire il sì finale al Senato. Macri sembra rinunciare a un atteggiamento ‘di garanzia’. Non ha mai nascosto la sua contrarietà rispetto al nuovo dettato, ma non ha finora esercitato pressioni sui suoi gruppi parlamentari di riferimento. Qualcosa, però, sembra destinata a cambiare. Il mandatario si è fatto vedere con le deputate più notoriamente contrarie alla legalizzazione ricevendo Carmen Polledo, Gabriela Burgos e Marcela Campagnoli. Stando a quello che i presenti hanno dichiarato al quotidiano Clarín, “il presidente ci ha convocati per riflettere alla luce del risultato molto incerto della votazione” precisando che vada come vada “il suo progetto politico (Cambiemos) andrà avanti nel segno di armonia e unità”.


La testata argentina ha veicolato quanto appreso da una delle parlamentari che hanno incontrato Macri e cioè che “il presidente non ha cambiato posizione e continua a dirsi contrario all’aborto e a favore delle due vite” ma “ha ribadito il principio della libertà di coscienza dei ‘suoi’ parlamentari”. Infine, il presidente italo-argentino non avrebbe nascosto la sua soddisfazione nel sottolineare il peso dei senatori contrari alle nuove norme sull’interruzione volontaria della gravidanza. I nomi della Camera alta sono di rilievo, al punto da essere noti anche in Italia: dalla vicepresidente della Nazione, Gabriela Michetti, a Esteban Bullrich, Federico Pinedo e l’ex vicepresidente (di Cristina Fernández de Kirchner!) Julio Cobos.


Tra le varie letture possibili del (cauto) attivismo di Macri anche la possibilità di recuperare un rapporto disteso con papa Francesco, che sarebbe contrariato dalla scelta dei legisltori del suo Paese. Altri osservatori ritengono che l’approvazione della nuova legge sull’aborto rientri in accordi taciti con il Fondo monetario intenazionale. I margini al Senato sono strettissimi e i colpi di scena non sono esclusi. In un senso e nell’altro.