Nel pieno della crisi istituzionale e sociale della Bolivia, arriva la mossa di Alberto Fernández. Il presidente eletto dell’Argentina ha dichiarato che sarebbe “un orgoglio” aprire le porta del paese a Evo Morales, attualmente accolto dal governo messicano, e il suo ex vicepresidente, Álvaro García Linera. Nei giorni scorsi, lo stesso leader peronista aveva reso noto di aver chiesto all’attuale presidente, Mauricio Macri, di concedere asilo al deposto mandatario boliviano.

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Avendo Fernández aggiunto “dal 10 dicembre”, giorno del suo insediamento alla Casa Rosada, non esclude la possibilità che il suo esecutivo promuova un’azione internazionale finalizzata ad accogliere Morales sotto la sua protezione. L’Argentina è uno dei pochi paesi dell’area ad aver ufficialmente condannato la presa di potere da parte degli oppositori del leader del Movimiento al socialismo.

Le dichiarazioni di Alberto Fernández sono arrivate nel corso di un evento politico in Uruguay a sostegno del candidato progressista per l’imminente ballottaggio delle presidenziali. “Fossi stato io il presidente in quel momento gli avrei offerto asilo politico dal primo giorno. L’Argentina è la loro casa e sarò felice di accoglierli”.

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Sulla Bolivia, la linea politica manifestata dal governo Macri è esattamente contraria, critica dal principio verso Morales e allineata all’amministrazione americana e brasiliana, ques’ultima la prima a riconoscere l’autoproclamata presidente Jeanine Áñez.

E proprio l’iniziativa di quest’ultima non risparmierà tensione in Sudamerica nei prossimi mesi. Áñez, ottenendo la revoca della precedente sentenza del tribunale costituzionale che aveva abilitato Morales a candidarsi per il quarto mandato consecutivo, ha già fatto sapere che Morales e Linera non potranno presentarsi alle prossime elezioni, ma sarà permesso al loro movimento politico.

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