Nel mezzo di una crisi politica ed economica devastante, il supporto tecnico e finanziario di una superpotenza come la Cina può essere una vera e propria manna, anche in un settore, come quello dell’energia nucleare, che solitamente richiede un impegno più a lungo termine.

Trattasi, in verità, di una collaborazione che va inquadrata in un più ampio quadro di “alleanza integrale strategica” verso Pechino, uno status diplomatico di alto livello che l’Argentina riserva a pochi paesi, iniziata già durante la presidenza di Cristina Fernández de Kirchner.

cina argentina nucleare atucha iii



Nel 2015 infatti, fra le due parti furono siglati più di venti trattati, uno dei quali prevedeva la costruzione di due impianti nucleari: uno con l’impiego di tecnologia canadese, e l’altro cinese. E così, dopo quattro anni, lo scorso aprile, anche l’attuale presidente Macri ha siglato una lettera d’intenti per l’energia con il governo della Cina, che dovrebbe condurre a breve a un accordo per un prestito da dieci miliardi di dollari erogato dalla Banca cinese per il commercio e l’industria.

Una somma sufficiente a coprire l’85 per cento dei costi di costruzione dell’impianto nucleare Atucha III, sito nella provincia di Buenos Aires, che dovrebbe diventare operativo a partire dal 2021. Sarà, peraltro, l’unico dei due impianti previsti a essere realizzato, data la delicata contingenza economica argentina, che ha reso opportuno ridurre l’entità dei capitali presi a prestito.

I dubbi del governo Macri, peraltro, concernono sia la sufficienza del nucleare riguardo al fabbisogno nazionale, sia la già accennata natura di lungo periodo di un impegno nel settore nucleare. Tuttavia, soprattutto alla luce della crisi finanziaria, un simile afflusso di capitali non può che fare parecchio comodo.

base cinese antenna patagonia


La Cina, dal canto suo, continua a perseguire il suo export di potenza nucleare, bramando, magari, una rinascita argentina a guida cinese. E il rinnovato slancio nel nucleare non può che essere un rinsaldamento dei legami, sanciti infine anche nell’ultimo G20 di Buenos Aires, quando Macri e Xi Jinping hanno siglato un piano d’azione quinquennale concernente la realizzazione di varie infrastrutture.

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