L’accordo era nell’aria e rientra nella partnership sempre più intensa tra Cina e Argentina. Il tutto sarà formalizzato durante il prossimo G20 di Osaka, il 28 e 29 giugno. Così, l’esecutivo guidato da Mauricio Macri si appresta a costruire la quarta centrale nucleare in Argentina, grazie a un prestito da 7,9 miliardi di dollari che sarà concesso dall’amministrazione di Xi Jinping. Gli impianti saranno realizzati interamente con tecnologia cinese.

Come rivelato da fonti governative di Buenos Aires al quotidiano Infobae, restano da perfezionare alcuni dettagli minori e manca solo la firma. Una mossa, quella di Macri, in un momento di tensione tra Usa e Cina dovuta alla guerra commerciale in atto. Si esclude, tuttavia, che la firma dell’atto possa arrivare durante il G20, per ragioni di sensibilità diplomatica. Per la Cina sarebbe sconveniente firmare proprio in terra giapponese un accordo così rilevante per Pechino.

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Durante il vertice giapponese, il mandatario argentino ha in programma due distinti bilaterali: a Donald Trump deve i ‘buoni uffici’ per l’ottenimento del maxi prestito del Fondo monetario internazionale; a Xi deve, invece, investimenti vitali per l’economia nazionale, centrale inclusa. L’incontro con Trump servirà a ribadire la naturale visione di politica estera dell’Argentina, nonostante il rapporto collaborativo col gigante asiatico. Del resto, si tratta di un ulteriore atto di penetrazione cinese in America Latina.

Qualche settimana fa, Argentina e Cina hanno firmato una lettera d’intenti con la quale hanno manifestato l’interesse di entrambi ad avanzare nella realizzazione dell’infrastruttura. Il progetto delle nuova centrale, lo scorso anno, aveva subito uno stop per le critiche della comunità scientifica argentina e difficoltà finanziarie.

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Lo stesso quotidiano argentino ha anticipato i dettagli dell’atto che attende firma. Si tratta di un prestito (7,9 miliardi di dollari) a 20 anni, con tasso del 5,5 per cento, concesso dal governo e dalla China National Nuclear Corporation. La quota cinese coprirà l’85 per cento del costo totale dell’opera, residuando un 15 per cento al governo locale.

Il governo di Macri avrebbe ottenuto una riduzione sui costi e, di conseguenza, sull’ammontare del prestito. La cifra di partenza, difatti, era stimata in nove miliardi di dollari, così come previsto dai negoziati intrapresi, nell’ultimo anno di mandato, dal governo di Cristina Fernández.

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