Se i mercati scuotono l’Argentina, anche Mauricio Macri ha le sue colpe. È il senso di un editoriale del Financial Times, a firma di Héctor Torres del Centre for International Governance Innovation, pubblicato martedì 13 agosto come analisi del voto delle primarie per le presidenziali di ottobre e delle ripercussioni economico-finanziarie.

Il presidente argentino è accusato di “avere perso il contatto con la realtà” per avere imputato agli elettori la caduta sui mercati. “I risultati del voto devono essere stati una doccia ghiacciata per Macri. Può aver preoccupato i mercati più della prospettiva di un ritorno di Cristina Fernández de Kirchner”, scrive il Ft.

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Secondo l’analista “non è difficile capire perché la gente ha voltato le spalle al governo Macri. La sua campagna politica riformista ha enfatizzato la lotta contro la corruzione, gli investimenti, la nuova integrazione dell’Argentina al mondo globale. Tutto corretto e indispensabile “ma l’elettorato si è mostrato più coinvolto rispetto ad argomenti legati alle loro tasche”.

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Sul ricondurre alla calma i mercati, l’analisi del Financial Times tira in ballo Alberto Fernández, attribuendogli un ruolo. Potrebbe “convocare un incontro con il Fondo monetario internazionale, dichiararsi a favore del mercato e nominare un team economico credibile”.

“Il paese ha bisogno disperato di garantire una transizione fluida tra un governo che ha perso il sostegno popolare e un leader dell’opposizione che deve ancora guadagnarsi la fiducia dei mercati”. Schema che al momento risulta impossibile: “Macri resiste all’inevitabile e Fernández finge di non poter dare un contributo positivo”. Lo stato confusionale in cui versa il paese permette ancora ai mercati “di mettere in ginocchio l’Argentina”.

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Sullo stesso quotidiano britannico, un’altra analisi, a firma di Benedict Mander, ritiene che ormai “il tempo di Macri è finito”. La crisi recente e il crollo del peso argentino indica “il giudizio degli investitori che dubitano delle capacità del presidente di portare avanti la trasformazione del paese”. E critica anche l’approccio dell’inquilino della Casa Rosada: “Il paese ha bisogno che il presidente faccia il presidente, non il candidato”.

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