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Elezioni Argentina, Macri ha il suo vice: è il peronista Pichetto. Obiettivo: dividere il ‘centro’

Mancavano poche ore alla scadenza del termine previsto dalla legge elettorale per la presentazione delle coalizioni quando è arrivato l’annuncio di Mauricio Macri. Ad accompagnare il presidente uscente alle elezioni presidenziali in Argentina del 27 ottobre prossimo sarà il peronista Miguel Ángel Pichetto. Non è un colpo di scena giacché il senatore era nella short list dei papabili, insieme, soprattutto, a esponenti radicali.

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La scelta di Pichetto risponde alla necessità, mai negata dall’attuale amministrazione, di allargare la base elettorale. Fa difatti parte di uno spazio politico compresso tra il kirchnerismo e il macrismo, che in parte cerca di definire una sua autonimia rispetto ai due principali schieramenti e in altra parte ritiene più concreto amalgamarsi con l’uno o con l’altro progetto.

Quella di Macri è una mossa che segue a una scelta operata, nel senso opposto, da una parte del peronismo non kichnerista: quella di Sergio Massa di chiudere un accordo con l’altra coppia di candidati, Alberto Fernández e Cristina Fernández de Kirchner. Una sorta di ritorno a casa dopo anni di lontananza nel segno del rinnovamento dell’idea di base.

Ore prima dell’investitura, Pichetto aveva fatto intendere qualcosa: “Una vittoria di Alberto Fernández e Cristina Fernández sarebbe un ritorno al passato” aggiungendo, tuttavia, che “non me l’hanno offerta (la candidatura come numero due, ndr) e non parlo di cose che non esistono. Vivo giorno per giorno”. Poi il giorno è arrivato.

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Macri, dal canto suo, ha motivato la decisione sulla necessità di evitare che in Argentina torni “l’autoritarismo populista” e, a tal fine, “c’è bisogno di costruire accordi con generosità e patriottismo”.

Spiazzata, dunque, la Unión civica radical, il partito che, con il Pro di Macri, forma la coalizione governativa di Cambiemos (ora si valuta un nuovo nome). Finora le indiscrezioni attribuivano proprio ai radicali il posto in tandem con Macri ed è chiaro che si aprirà compensazione a livello di capilista ed eventuali ministeri e presidenti di commissioni parlamentari.

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Miguel Ángel Pichetto (avvocato, classe 1950) è in poltica praticamente da sempre: consigliere municipale, sindaco, parlamentare provinciale. Negli anni Novanta era nell’entourage politico dell’ex presidente Carlo Menem. In parlamento dal 1993, sempre con il ‘marchio’ del Partido Justicialista, è attualmente senatore e capogruppo del blocco justicialista. E ostile al kirchnerismo dopo anni di sintonia. Dal 2015 ha difatti sostenuto in parlamento il governo Macri nella approvazione dei provvedimenti legislativi più sensibili.

Saranno le prossime ore a chiarire il posizionamento del resto del cosiddetto peronismo federale tra accordi o autonomia rispetto ai due poli. E i sondaggi a rilevare l’umore dell’elettorato davanti alla (quasi) novità.

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