Era della scorsa settimana l’annuncio con cui il ministro della difesa, Oscar Aguad (nella foto in alto), dichiarava l’intenzione del governo di estendere le funzioni dell’esercito a questioni di sicurezza interna. Repentine le manifestazioni di dissenso contro una riforma delle forze armate evocativa di un passato prossimo che l’Argentina non può dimenticare. Di oggi l’annuncio del presidente Macri in cui dichiara che l’obiettivo della “Direttiva politica di difesa nazionale” (Dpdn) è quello di far sì che l’esercito garantisca un “supporto logistico nelle zone di frontiera e intervenga in eventi strategici”. Il supporto delle forze armate sarebbe, secondo Macri, fondamentale sia nella protezione di obiettivi sensibili che nelle “sfide del cyberspazio”. Nel comunicato stampa il presidente ha svelato che già a partire da domani verrà dispiegato il primo contingente della “Ffaa” composto da effettivi dell’esercito dell’aviazione che opererà nell’ambito del decreto 683. Per il momento, come riporta il quotidiano Clarín, la prima missione svolta nell’ambito della Dpdn sarà limitata al controllo di 22 radar di proprietà della agenzia aereospaziale argentina “Invap”.


Il contingente sarà forte di 500 effettivi dell’esercito, 40 piloti dell’aviazione, 8 elicotteri e 3 velivoli Pampa. Tuttavia, nel corso del mese di agosto gli obiettivi arriveranno a includere il controllo delle frontiere, delle centrali nucleari Atucha, Atucha II ed Embalse (le ultime due sotto gestione binazionale con il Paraguay) e delle centrali termoelettriche della Costa e di Lujan de Cuyo. La custodia di questi obiettivi da parte delle forze armate era, a ogni modo, già prevista da una legge del 1988. Anche la lotta al narcotraffico è tra gli scopi della Dpdn: solo negli ultimi due anni, secondo i dati del ministero della Sicurezza, sono aumentati vertiginosamente i sequestri di cocaina nelle aree di frontiera delle province di Salta, Jujuy, Formosa e Misiones. Solo nel primo semestre del 2018 sono stati messi sotto sequestro 202 kg di cocaina a Misiones e 322 kg a Jujuy.



Il decreto 683 e l’impiego delle forze armate all’interno dei confini argentini rappresenta un tema spinoso per una consistente quota della popolazione argentina che ancora chiede giustizia per i crimini del regime militare. In questo senso si è espressa Estela Carlotto, presidente della associazione non governativa “Abuelas”, che ha dichiarato che l’utilizzo della Ffaa contro il nemico “interno” è già visibile nella violenta repressione delle proteste. Dal canto suo il presidente Macri ha precisato che l’obiettivo è quello di “proteggere gli argentini dalle minacce e dalle sfide attuali” e di contribuire alla politica estera del paese. Anche il ministro per la Sicurezza, Patricia Bullrich, si è dichiarata favorevole ad ogni iniziativa volta alla salvaguardia della cittadinanza e che una collaborazione tra esercito e Gendarmeria è già stata messa in atto con l’operazione “Scudo Nord” dal governo Kirchner.

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