Passo falso del neo governo socialista spagnolo, guidato da Pedro Sánchez. Il suo ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska, ha confermato oggi che il 72enne ex commissario di polizia Antonio González Pacheco, detto ‘Billy El Niño’, passato alla storia come torturatore della dittatura franchista, vedrà aumentata ‘per meriti’ la sua pensione. Quella del Niño è una vicenda giuridica complessa, un insieme di norme di legge, regolamenti vari e un passato che sembra difficile da cancellare, dalla caduta del regime franchista, nel 1975. Un’eredità che spesso torna a farsi sentire, anche dopo la conquista della democrazia, l’ingresso nel sodalizio europeo e nonostante il progresso sociale ed economico che ha distinto il Paese iberico. Come informa il quotidiano spagnolo El País, pochi giorni dopo il suo insediamento, Grande-Marlaska aveva richiesto tutta la documentazione sull’ex commissario franchista, accusato di torture e sul quale era stata pendente una richiesta di estradizione emessa dalla magistratura argentina per lesa umanità. Uno screening, quello del ministro, per verificare la possibilità di ritirare una medaglia al valore ricevuta dal Niño nel 1977, decorazione che gli dà diritto a un aumento di pensione pari al 15 per cento. Ma dalle carte è emersa tutt’altra realtà. Le medaglie di González Pacheco sono quattro, ricevute tra il 1972 e il 1982.



Ognuna di queste medaglie porta con sé un surplus di pensione. Insieme fanno il 50 per cento. Per quattordici mensilità. Una legge nazionale del 1964 stabilisce il diritto alla decorazione per aver dimostrato “virtù di patriottismo, lealtà e altissimo spirito di servizio”. Anche a suon di torture. Dalla parte del Niño c’è la legge di amnistia generale per i crimini del franchismo del 1978, tipica di ogni fine regime e approvata alla ricerca del perdono, della conciliazione. Pacheco è incriminato per le torture inflitte ad almeno 13 cittadini argentini dalla togata di Buenos Aires María Servini de Cubría, che ha visto rigettata dalle autorità spagnole la sua richiesta di trattare il caso davanti alla corte sudamericana. Una vicenda giudiziaria nota come ‘Querella Argentina’. Sul caso del Niño, il mese scorso, il leader di Podemos, Pablo Iglesias, ha denunciato davanti al parlamento spagnolo, e alla presenza di diverse vittime, le sevizie che il torturatore agli ordini del Generalisimo infliggeva ai detenuti.



“Mi ha dato così tante bastonate, che ero convinto di morire”, “Pugni e calci”, “Mi colpiva nei genitali”: sono tante le testimonianze raccolte dalla giudice argentina. Ma le autorità di Madrid hanno avuto la meglio: quei crimini sono prescritti, lo sentenzia la legge iberica. Resta però in piedi la faccenda economica. Può un torturatore ricevere un trattamento privilegiato? È quello che si chiedono realtà politiche e associative di sinistra. Gli uffici competenti del Corpo assicurano collaborazione nella ricerca di una soluzione, prevedibilmente forse solo a titolo interpretativo. Ma c’è la sensazione che qualcosa possa cambiare.