Più che un colpo di teatro, è un ‘colpo d’archivio’. Perché proprio da un archivio spuntano fuori documenti finora sconosciuti sulla sovranità delle isola Malvinas. Si tratta di atti datati 1767 conservati nell’Archivo General de Indias, a Siviglia, dai quali si evince che Puerto Soledad era un possedimento spagnolo e la cui popolazione era in connessione stabile con Buenos Aires.

A dare notizia del ritrovamento di queste nuove carte è il portale argentino Infobae, che già in precedenza aveva parlato di altri documenti dello stesso periodo.


Già in quelle carte si chiedeva il permesso di costruzione di una cappella nella isola Soledad, a dimostrazione del fatto che su quelle isole a decidere era Buenos Aires, ai tempi sotto la corona spagnola. Nuovi utili documenti, dunque, che entrano prepotentemente nel fascicolo argentino per la storica rivendicazione.

Dopo i documenti pubblicati da Infobae lo scorso anno, ne è spuntato un altro che mostra la continuità di quelle attività di governo del territorio: in uno scritto e una planimetria l’evidenza della chiesetta da costruire, autorizzata dall’allora governatore Francisco Bucarelli y Ursúa su richiesta di Felipe Ruiz Puente, primo governatore delle isola Malvinas.


L’esistenza di questi documenti – su richiesta del senatore Julio Cobos, incalzato dallo storico argentino Roberto Colimodio che ne aveva trovato traccia Archivo General de Indias – è stata ora formalmente certificata e inviata in copia autentica al ministero degli Esteri argentino.

Le carte in questione, con la dicitura originale “Planta de la capilla provisional de los franciscanos establecidos en las Islas Malvinas” e datato 22 marzo 1768, rivelano che il governatore di Buenos Aires invia ornamenti sacri e una immagine della Virgen de la Soledad al fine di erigere una nuova cappella nella così denominata “colonia” al fine di dichiararla patrona della popolazione locale.

Viene così dimostrato che Puerto Soledad era sotto il dominio spagnolo e, dopo l’indipendenza, argentino. Nel 1766 le isola erano state cedute dalla Francia alla corona spagnola.


Carte, come dichiarano le autorità coinvolte, di innegabile importanza storica, opportunamente incluse agli atti presentati al Comitato speciale per la decolonizzazione delle Nazioni Unite. E la storia sembra non finire qui giacché, come anticipato da Roberto Colimodio a Infobae, tra gli scaffali dell’Archivio delle Indie c’è tanto altro materiale non ancora digitalizzato e studiato, che potrebbe dare sostegno alle rivendicazioni di Buenos Aires sulle isole occupate dagli inglesi nel 1832.

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