In una Argentina in attesa del doppio Superclásico di Copa Libertadores, anche una candidatura alle presidenziali può passare, se non inosservata, in secondo piano. Dopo settimane di retroscena su un possibile passo indietro a favore di María Eugenia Vidal, attuale presidente della provincia di Buenos Aires, Mauricio Macri si è fatto avanti.

Una ricandidatura da molti osservatori messa in discussione a causa dei sondaggi che, se proprio non affossano il presidente, di certo non lo premiano a pieni voti. Il punto debole è la situazione economica, ancora senza una via d’uscita. Anche il Fondo monetario internazionale, nei giorni scorsi, non ha escluso nuove difficoltà già nel breve termine. Ma Macri, a quanto sembra, ci vuole riprovare.



Di certo finora c’è solo la data della prossima chiamate alle urne per la Casa Rosada, fissata al 27 ottobre 2019 con eventuale ballottaggio il successivo 24 novembre. Forse neanche le parole di Macri dispensano certezza. Per il ‘quasi annuncio’, il mandatario italo-argentino ha scelto un luogo remoto, di sicuro lontano dai palazzi di Buenos Aires.

“Sono pronto per continuare a governare se gli argentini sceglieranno questo cammino”, ha detto Macri intervistato dalla radio Fm Niquixao 97.1 di El Rodeo, un paesino di duemila abitanti della provincia di Catamarca. “Se voi non mollate, io non mollo”, ha dichiarato riferendosi alla difficile situazione economica che attraversa il paese e al severo programma di risanamento fiscale intrapreso.

Secondo Mauricio Macri “l’Argentina non può tornare indietro”. “Non si può spendere più di quanto riscuotiamo con i tributi”, ha aggiunto condannando la mancanza di “disciplina” fiscale che a suo dire ha “deformato il bilancio pubblico generando clientelismo, spese ingiustificate e mancanza di informazione”.


Silenzio, invece dall’altro fronte. Rumori di fondo vogliono un peronismo kirchnerista puntare ancora su Cristina Fernández, mentre il cosiddetto peronismo federale sta cercando una sintesi tra i tre o quattro nomi più ‘pesanti’. A ogni modo è la legge elettorale a scandire i tempi. Ci sono le primarie obbligatorie dell’11 agosto, ma è probabile che le coalizioni facciano le proprie proposte non oltre marzo.

Se la ex presidente e attuale senatrice è indebolita dalle inchieste giudiziarie che hanno investito lei e la sua famiglia con accuse pesanti come quelle di corruzione e riciclaggio, il leader di Cambiemos, a sua volta, ‘paga’ una gestione non brillante dell’economia nazionale. I sondaggi finora realizzati, per quanto possano valere, li vedono in un testa a testa con vantaggio di Mauricio Macri soprattutto in caso di ballottaggio, anche perché per lui sarebbe più facile accordarsi con il peronismo ‘moderato. A prescindere da ogni nome, però, per l’Argentina saranno mesi difficili.

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