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Strategico per l’economia argentina, il campo ritrova dignità istituzionale


Agricoltura e allevamento riacquistano una grande rilevanza anche istituzionale, dopo essersi dimostrati settore strategico nella ripresa dell’economia argentina. Una conferma arrivata pochi giorni fa sui dati di maggio del ‘campo argentino’, mese in cui l’attività economica del paese ha ritrovato un risultato positivo proprio grazie alla spinta dell’agroindustria.

Il campo regala il segno + all’economia argentina. Il primo mese positivo dopo un anno

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Luis Miguel Etchevehere


Così, il governo di Mauricio Macri torna parzialmente sui suoi passi, ‘derogando’ alla scelta di snellimento della macchina statale in ottica di revisione della spesa pubblica. Nell’agosto dello scorso anno, alcuni ministeri erano stati declassati a segreterie. Tra questi anche l’Agroindustria, che ora torna al rango dicastero, e Luis Miguel Etchevehere torna ministro.

Per gli addetti ai lavori è una scelta coerente rispetto al paese, alla sua storia, al tipo di economia e alle attuali dinamiche che mostrano come, oltre alla crescita, l’agroindustria sia il settore che più permette l’afflusso (vitale) di valuta estera. Per di più in un momento di continuo ‘duello’ tra peso argentino e dollaro.

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La sede del ministero dell’Agroindustria


Ma a meno di due settimane dalle Primarie e a meno di tre mesi dal voto per le Presidenziali, immancabili le polemiche politiche con la critica a Macri di conquistare ulteriormente il favore dei produttori, di cui lo stesso Etchevehere è espressione. A bene vedere, il governo macrista sa già di poter ampiamente contare su di loro.

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Una inchiesta realizzata dalla società Investigación y Consultoría Agropecuaria tra 850 imprenditori del campo mette in evidenza che solo il 7 per cento voterebbe per l’opposione kirchnerista alle prossime elezioni, contro il 79 che va all’attuale maggioranza.

Varie le sfumature, visto che solo il 18 per cento si dice d’accordo con le politiche dell’esecutivo Macri, il 42 per cento non le condivide ma lo appoggia comunque e il 26 per cento lo fa solo come atto ostile verso i peronisti raggruppati attorno ad Alberto Fernández.