Chi teorizza una sorta di ‘sfida politica‘ tra papa Francesco e il presidente argentino, Mauricio Macri, ha da oggi un argomento in più. O, almeno, avrebbe. Secondo il quotidiano economico argentino Ámbito Financiero, il pontefice sarebbe stato protagonista di critiche all’esecutivo di Macri, arrivando finanche a fare paragoni con i governi militari di Juan Carlos Onganía e della ultima dittatura. L’affondo di Francesco sarebbe avvenuto nell’ambito di una riunione privata tenutasi il 30 luglio a Roma con alcuni esponenti del sindacalismo argentino. Per il papa, che da sempre ha mantenuto anche ufficialmente una relazione distante da questo governo, il presidente Macri obbedisce a “postulati imposti dagli Stati Uniti”, e avrebbe definito “preoccupante” l’attuale situazione sociale ed economica del paese.


A questo punto Bergoglio avrebbe manifestato la necessità di un’unità di intenti tra i principali attori e movimenti sociali e l’opposizione politica. Secondo Ámbito questa sarebbe l’esposizione più critica, diretta e circostanziata del papa verso il governo Macri, considerando che finora, anche se critico, si è mantenuto su toni generici e diplomatici. Motivo per il quale – per la maggior parte degli osservatori – a cinque anni dall’elezione a pontefice Francesco non torna nella sua Argentina.

Circa il contenuto della critica papale a Macri, stando alle testimonianze citate dal quotidiano argentino, Francesco sarebbe molto aggiornato sui fatti relativi a politica ed economia del paese, tanto da spingersi in alcune considerazioni e analisi. In questo senso, secondo i presenti, il papa è convinto che Macri non goda più del sostegno dei principali esponenti dell’imprenditoria e dei media. Anche nomi e funzioni dei presenti ‘caratterizzerebbero’ politicamente il momento raccontato. C’erano i sindacalisti Roberto Pianelli e Néstor Segovia, il deputato del Parlasur (il parlamento dei Stati membri del Mercosur) ed ex funzionario del governo di Cristina Fernández, Gabriel Mariotto.


Inoltre, Francesco si sarebbe detto preoccupato per la manipolazione politica della giustizia, ritenendo che, a livello continentale e quindi anche nel suo paese, si è instaurata una “nuova giurisprudenza basata sul pregiudizio” che permette eccessi nell’uso del carcere preventivo. E chi conosce i fatti argentini e sudamericani non può che pensare alla dirigente del movimento argentino Tupac Amaru, Milagros Sala, e all’ex presidente brasiliano Ignacio Lula da Silva.