L’Italia cambia il ‘cuore’ del suo sistema democratico, riducendo il numero dei parlamentari. Con il 69,6 per cento gli elettori hanno detto Sì alla riforma costituzionale: 17.168.494 voti contro i 7.484.941 contrari (30,4 per cento). 210.860 è il totale delle schede bianche con 128.397 nulle. L’affluenza per il referendum 2020 è stata del 53,8 per cento, inferiore al dato delle regionali e comunali, dove previste.

referendum 2020 affluenza voto italiani estero argentina

Il referendum del 2020 era stato indetto per approvare o respingere la legge di revisione costituzionale dal titolo “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”. Nella storia repubblicana, si è trattato del quarto referendum costituzionale.


Approvato in via definitiva dalla camera l’8 ottobre 2019, il testo di legge prevede il taglio di oltre un terzo dei componenti dei due rami del parlamento: da 630 a 400 seggi alla camera dei deputati, da 315 a 200 seggi elettivi al senato della Repubblica. Di conseguenza, si procederà alla modifica di quelle norme del Titolo II della Carta fondamentale. Per gli italiani residenti all’estero il taglio di rappresentanza è notevole: i deputati eletti nella Circoscrizione estero passano da 12 a 8 e i senatori da 6 a 4.


Anche in occasione del referendum 2020, però, gli elettori all’estero non hanno dato una grande prova di partecipazione. Nell’intera Circoscrizione estero, dati Viminale, gli elettori sono stati 4.537.308, ma i votanti appena 1.057.211, pari al 23,30 per cento. Oltre i confini della Repubblica, a imporsi è stato il Sì, con il 78,24 per cento: 744.557 favorevoli al taglio di rappresentanza contro il 21,76 (207.089 voti) che la considerava una riforma sbagliata. Le schede nulle sono state 98.174 e 7.245 quelle non compilate.

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Un dato che, tuttavia, non sorprende e puntualmente riapre il dibattito sul voto degli italiani all’estero, almeno sulle modalità. Alle politiche del marzo 2018, difatti, la media di partecipazione tra camera e senato è stata del 30 per cento, che è più o meno il dato della ripartizione America meridionale. In occasione del referendum costituzionale del dicembre 2016 l’affluenza all’estero è stata del 30,76 per cento (25,45 in America meridionale e 25,33 in Argentina).

Per il referendum 2020 la tendenza è stata rispettata anche nella ripartizione America meridionale, dove il 74,19 per cento si è espresso per il Sì (226.522 voti) relegando il No al 25,81 per cento (78.819). Bassa l’affluenza anche in quella parte di mondo: su elettori: 1.450.677 a riconsegnare la scheda sono stati solo in 347.492 (23,95 per cento), con 38.669 schede nulle e 3.457 bianche. Ma non è andata meglio nella ripartizione Europa: dei 2.447.745 elettori a esprimersi sono stati solo in 572.640 (23,39 per cento).

La percentuale dei Sì in Argentina è risultata molto simile a quella nella ‘madrepatria’: il 68,02 per cento (114.069 voti) ha confermato il testo di riforma contro il 31,98 per cento (53.636 voti). 22.778 le schede nulle e 1.511 le bianche. Bassa l’affluenza anche in Argentina, attestandosi al 25,75 per cento: hanno votato 192.019 su 745.696 aventi diritto.

Contrario alla riforma è stato il principale player politico nel paese sudamericano, il Maie di Ricardo Merlo e Mario Borghese, rispettivamente senatore e deputato. Entrambi, dal principio, hanno sottolineato la diminuzione di rappresentanza in caso di vittoria del Sì.

Nel vicino Brasile si è invece registrata una valanga a favore del Sì, con addirittura l’88,99 per cento contro l’11,01 dei No. Poca partecipazione anche dagli italiani residenti nel paese lusofono: a fronte dei 399.251 elettori, solo 90.430 i votanti (22,65 per cento).

È finita quasi in parità in Venezuela, dove il Sì ha raccolto il 50,82 per cento contro il 49,18 per cento del No. Chissà se il pensiero degli italiani del Venezuela è stato influenzato dall’attuale situazione politica locale e, di conseguenza, dal valore della rappresentanza politica. Deludente, però, è la partecipazione al referendum, con appena il 17,89 per cento degli 89.191 elettori.

Stesso numero di aventi diritto in Uruguay (90.993) ma con una affluenza del 23,31 per cento. Nella piccola Repubblica orientale il Sì si è imposto con il 70,63 per cento contro il 29,37 del No alla riforma costituzionale.

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