Sul Venezuela (e Nicolás Maduro) Alberto Fernández sta tentando una linea di politica estera diversa? Diversa, si intende, da quella ‘tradizionalmente kirchnerista’, per nulla critica verso il regime di Caracas. Il nuovo presidente peronista formalmente rifiutato il nuovo ambasciatore venezuelano in Argentina. Si tratta di Stella Lugo Betancourt che, sulla carta, non potrebbe neanche entrare in territorio argentino.

venezuela ambasciatore stella lugo alberto fernandez


Il suo nome, difatti, rientra in una lista di soggetti legati a Maduro che un decreto firmato dall’ex mandatario, Mauricio Macri, considera indesiderati. Eppure Stella Lugo si muove liberamente sul suolo argentino, ‘frequenta’ l’ambasciata del suo paese e non manifesta alcuna intenzione di rientrare in Venezuela.

Stella Lugo è descritta come amica personale di Maduro, peraltro ufficiale della milizia bolivariana, ex ministro del Turismo ed ex governatore dello stato di Falcón, ed è tra quelle personalità del regime invise anche agli Stati Uniti. Ci sarebbe Washington, secondo molti, dietro la sospensione del suo account twitter per incitazione all’odio e alla violenza. È accusata di essere coinvolta in un sistema di riciclaggio di denaro frutto di narcotraffico. Eppure scelta e inviata da Maduro a Buenos Aires con il ruolo di ambasciatore.

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Elisa Trotta e l’ex ministro degli Esteri argentino, Jorge Faurie


Una decisione che, però, viene ufficilamente ripudiata dal governo ‘non ostile’ di Alberto Fernández: è attraverso il ministro degli Esteri, Felipe Solá, che viene chiesto a Stella Lugo di lasciare il paese. Maduro resiste. “Resta lì, Alberto lo convinco io”, le avrebbe detto al telefono. E ciò appesantisce i rapporti bilaterali, già interessati da una recente critica dell’Argentina sul ricorso all’uso della forza per impedire l’ingresso di Juan Guaidó nel parlamento del suo paese.

Come ‘gesto di equilibrio’ il governo di Buenos Aires ha recentemente privato delle credenziali diplomatiche Elisa Trotta, indicata da Guaidó come sua rappresentante in Argentina e accolta e accreditata dal governo Macri.

Fernández, che sul Venezuela ha anche intrattenuto conversazioni con funzionari americani e con lo stesso erede di Hugo Chávez, cerca di trovare una sintesi tra l’oltranzismo kirchnerista e la posizione Usa che vuole l’uscita di scena di Maduro senza condizioni. L’idea del nuovo inquilino della Casa Rosada è che lo stesso venezuelano sieda al tavolo dei negoziati per disegnare una transizione democratica, ma senza ritenere fondamentale o utile riconoscere Guaidó alla guida provvisoria del paese caraibico.

Che sia una di quelle evidenze di costruzione, almeno tentata, del cosiddetto Albertismo, linea politica generale più propria del presidente che della sua vice e socia politica Cristina Fernández de Kirchner? Alberto Fernández sembra ragionare sulla base di più variabili, cercando di incastrarle: debito e necessità di rinegoziarne una parte, utilità di un Donald Trump non avverso nei rapporti con il Fondo monetario internazionale e concertazione regionale per l’uscita dalla crisi venezuelana.

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Mentre, fa notare una parte degli analisti politici argentini, Cristina sarebbe più in linea con Cuba – dove da mesi soggiorna per cure mediche sua figlia Florencia – che con le recenti prese di posizione del suo successore. Affrancarsi dal kirchnerismo, inaugurare una dottrina più sua per essere maggiormente gradito alla comunità internazionale e ai mercati: è il consiglio che dal principio danno al presidente.

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