Il governo argentino ha informato che presenterà alla Corte penale internazionale dell’Aia un rapporto dettagliato contenente le prove di gravi violazioni dei diritti umani in Venezuela per mano del governo di Nicolás Maduro. Il documento, come spiegato dalla segreteria per i Diritti umani del ministero della Giustizia argentino, racchiude le testimonianze di 44 venezuelani residenti in Argentina che hanno descritto le violazioni subite.

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Il rapporto spiega che “la totalità dei dichiaranti ha dettagliato di essere stato vittima o testimone di persecuzioni per motivi politici e/o ideologici. Viene constatato che gli atti di persecuzione si sono manifestati in diverse modalità come esecuzioni extragiudiziarie, carcerazione, gravi privazioni della libertà fisica, torture”.

L’invio degli atti da parte del governo di Buenos Aires ha il fine di fornire nuove informazioni agli uffici inquirenti della Corte dell’Aia che, dall’inizio del 2018, hanno in carico un esame preliminare per accertare la effettiva commissione di crimini da parte del regime del Venezuela che possano risultare di competenza dello stesso tribunale internazionale.

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Il documento compilato dai funzionari argentini specifica che in 29 dei 44 casi si tratta di “condotte che potrebbero risultare crimini di lesa umanità ai sensi dello Statuto di Roma (il trattato istitutivo della Corte penale internazionale, ndr)”.

Vengono altresì indicati gli atti di tortura subiti dai venezuelani auditi o dei quali sono stati testimoni diretti. Tra gli altri, vengono menzionati: percosse ripetute fino alla perdita dei sensi, asfissia, elettrocuzione, privazione del sonno, scariche elettriche alle parti intime, colpi di arma da fuoco a bruciapelo, uso di gas lacrimogeno in ambienti chiusi, detenzione provvisoria in ambienti sovraffollati o in spazi ristretti.

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Quella del governo Macri si aggiunge ad altre iniziative contro il sistema di potere di Nicolás Maduro. Tra tutte, in ordine di tempo quella dell’alto commissariato Onu per i Diritti umani guidato dall’ex presidente cilena, Michelle Bachelet, e la denuncia formale presentata alla stessa Corte da Argentina e Perù, Canada, Colombia, Cile e Paraguay.

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