Anche i vescovi della città argentina di Córdoba hanno aderito alla mobilitazione nazionale promossa dall’episcopato contro la legge che intende legalizzare l’aborto in Argentina. Il prossimo 8 agosto il Senato della Nazione dovrà pronunciarsi sull’approvazione definitiva del provvedimento, già passata alla Camera. I prelati di Córdoba si sono rivolti alla propria comunità attraverso una lettera molto dura. Se la legge sarà approvata, si legge nel testo, l’Argentina “si trasformerà apertamente o velatamente in una dittatura”. La lettera, pubblicata dal quotidiano nazionale La Nación, afferma: “Crediamo che una democrazia che non rispetti tutta la vita umana si trasforma, apertamente o velatamente, in una dittatura di coloro che detengono più potere, perché quando la vita dei deboli non viene rispettata, la libertà diventa una occasione di dominio e arbitrarietà”. “Oggi viviamo in una democrazia, possiamo esprimerci con libertà – scrivono gli ecclesiastici – e persino chiedere ai nostri leader di tenere conto delle opinioni legittime dei cittadini. Noi che professiamo la fede cattolica, come la maggior parte degli argentini, vogliamo giustizia, pace, bene comune, una vita piena e dignitosa per tutti”.


I vescovi spiegano inoltre di avere maturato questo convincimento non su una base dogmatica o da motivazioni strettamente di carattere religioso: “La difesa e la cura della vita da parte di tutti e dello Stato è una questione di umanità e razionalità, al di là delle credenze religiose personali di ognuno di noi”. Inoltre la legge, secondo i prelati, non risolve il problema di fondo nei suoi due aspetti: in primo luogo, come accompagnare il dramma delle donne che hanno subito violenza o abbandono e che vivono con una gravidanza indesiderata; in secondo luogo, ed è il più decisivo, come legittimare la morte ingiustificabile di un innocente.