Il 30 ottobre l’Argentina ricorda il ritorno alla democrazia. 35 anni fa gli argentini tornavano al voto dopo sette anni di dittatura militare iniziata con il colpo di stato del 24 marzo 1976, responsabile, tra le altre cose del dramma dei trentamila desaparecidos. Domenica 30 ottobre 1983 a vincere le presidenziali fu il candidato della Unión Cívica Radical, Raúl Alfonsín, con il 51 per cento dei voti.

La vittoria più grande dei radicali dal 1928. Una campagna elettorale, quella del leader Ucr, incentrata sulla difesa della Costituzione, cancellata dalla barbarie dei militari al potere. “Con la democrazia si mangia, si educa, si cura”, le sue parole più significative a difesa dei valori della Carta fondamentale.


Il governo di Raúl Alfonsín generò molte aspettative in una società che, oltre alla repressione, aveva subito e sofferto un piano economico-finanziario di stampo liberista che, all’atto pratico, cancellò i settori produttivi del paese. Durante il suo governo – dal 10 dicembre 1983 all’8 luglio del 1989, uno dei più duraturi della storia argentina recente – Alfonsín realizzò una politica mite, di stampo laburista, evitando di surriscaldare il clima sociale già teso in quel periodo. A lui si deve anche l’avvio di iniziative politico-legislative che portarono a processare e arrestare molti esponenti del precedente regime militare per violazione dei diritti umani.

La sua popolarità cominciò a diminuire con la grave crisi economica del 1989, dovuta soprattutto all’aumento vertiginoso dell’inflazione, che superò il 200 per cento. Le proteste, anche violente, costrinsero Alfonsín alle dimissioni anticipate, aprendo la strada alla presidenza del peronista Carlos Saúl Menem che mutò rapidamente il suo schema verso politiche liberiste, sulle quale ancora oggi il giudizio è negativo.

Sandro Pertini in Argentina con Raúl Alfonsín

Diverse le sue riforme in ambito sociale, alimentare, dell’istruzione. Convinto dell’importanza della concordia a livello regionale, fu promotore di accordi bilaterali con i paesi vicini, oltre ad aver dato impulso costruttivo alla creazione del Mercosur. Alfonsín è stato anche vicepresidente dell’Internazionale socialista. È morto il 31 marzo del 2009 e ancora oggi è considerato il padre della democrazia moderna in Argentina.