In Argentina è l’ora dei fazzoletti arancioni. Dopo quelli verdi e celesti, rispettivamente a favore e contro l’aborto, sui social media hanno cominciato ad apparire quelli che intendono aprire nel paese il dibattito sul finanziamento statale a favore della Chiesa cattolica. I rappresentanti degli attivisti ‘arancioni’ avrebbero già tentato qualche accesso alla cosa pubblica, ma dal governo ci sarebbe stato una risposta dilatoria. Non è la prima volta che alcuni settori della società propongono di ripensare il finanziamento statale, peraltro previsto dalla Costituzione, ma è tornato il confronto, almeno sulla rete, sul tema ‘storico’ della netta separazione tra Stato e Chiesa. Un tema che, però, è anche oggetto di analisi all’interno della Chiesa.


In occasione dell’ultima plenaria della Conferenza episcopale, lo scorso aprile, i vescovi dichiararono che è al loro studio un sistema di finanziamento alternativo a quello statale. Non fu un caso. Poche settimane prima, difatti, il capo di gabinetto della presidenza, Marcos Peña, con una relazione alla Camera dei deputati aveva indicato in 130 milioni di pesos per anno il totale dei fondi a favore delle diocesi. Cifra che però non comprende gli stipendi dei vescovi e le spese per la Segreteria del culto della Nazione.

Tutto considerato, ciò che lo Stato versa alla Chiesa rappresenta appena lo 0,04 per cento dei 300 miliardi di pesos che l’esecutivo deve tagliare dalla spesa nazionale al fine di ridurre il deficit. Ed è per questo che, fanno notare dal governo, che la campagna ‘arancione’ in caso di soddisfazione avrebbe un impatto assolutamente simbolico. “È una cifra insignificante sia per lo Stato che per la Chiesa. L’idea è quella di appronfondire il tema, ma non ora”, ha dichiarato un funzionario statale competente per materia al quotidiano La Nación.


Dal canto suo, la Conferenza episcopale prende le distanze dal rinnovato dibattito sottolineando che, nella pratica, quegli aiuti statali sono disposti a favore di tutto il paese giacché, attraverso le diocesi, arrivano in varia forma, a beneficio di aree ad alta vulnerabilità sociale. Tuttavia, anche all’interno della maggioranza parlamentare macrista ci sono richieste di ‘revisione’ dei finanziamenti alla Chiesa, a cominciare dallo stipendio dei vescovi. Ma dall’esecutivo fanno sapere che si tratta di proposte di legge individuali, che non rientrano nell’agenda di governo. L’impressione è che il dibattito resti tutto sui social. Fino a nuova campagna.