Alle 23.59 del 14 luglio 2020, diversi monumenti della città di Buenos Aires si sono ‘vestiti’ di colore arcobaleno per celebrare l’anniversario di una conquista sociale storica, quello che nell’ordinamento della Repubblica argentina è definito ‘matrimonio igualitario’. Il 15 luglio del 2010, l’Argentina ha riconosciuto il diritto di contrarre quello che alle nostre latitudini è normalmente chiamato matrimonio gay, tra persone dello stesso sesso.

argentina matrimonio gay anniversario legge 2010

La bandiera Lgbtiq+, con i suoi colori, è stata proiettata sull’Usina del Arte, Palacio Lezama, Planetario e Torre Monumental, il parlamento, il Monumento a los Españoles, la Floralis Genérica e il celebre Puente de la Mujer di Puerto Madero hanno alternato i vari colori.


Con l’approvazione da parte del senato federale – allora era presidente Cristina Fernández de Kirchner – l’Argentina conquistò il primato tra tutti i paesi dell’America Latina, risultando il decimo a livello mondiale. Grazie alle nuove norme, dal 2010 sono state 20.200 le coppie che hanno potuto unirsi in regolare matrimonio.


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Un importante precedente a livello normativo, nel 2002, fu quello della legge sulla unioni civili approvata dal governo autonomo della città di Buenos Aires, su spinta della Comunità onosessuale argentina. La capitale argentina dimostrava, ancora una volta, la sua vocazione aperta, tollerante e modernista, non a caso spesso definita città europea anche dal punto di vista sociale.

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Il percorso della legge nazionale sul matrimonio gay, invece, fu ispirato il 14 febbraio del 2007 quando María Rachid, membro della Federazione argentina Lgbt, e la sua compagna Claudia Castro chiesero al registro civile di essere unite in matrimonio. Dopo il rifiuto dell’ufficio, fondato sulla non previsione da parte della legge del momento, ci fu un ricorso per violazione del principio costituzionale di uguaglianza.

Di lì, battaglie e campagne di sensibilizzazione, fino alla presentazione del progetto di legge e all’approvazione nel 2010. Con l’articolo 2 della legge 26.618 a stabilire che “il matrimonio ha gli stessi requisiti ed effetti indipendentemente dallo stesso o differente sesso dei contraenti”.

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