“Mi Buenos Aires querido”, cantava il maestro Carlos Gardel in una dei suoi pezzi di tango più famosi. Se potesse vederla ora, sicuramente la definirebbe “Mi Buenos Aires vacío”, vuota. Deserta. Uno scenario surreale per quella che, a tutta ragione, è una delle città più vive e vivaci del mondo. Così, però, si è risvegliata la capitale argentina dopo la decisione del governo di ricorrere a quarantena obbligatoria fino al 31 marzo per l’emergenza coronavirus.

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Av. Santa Fe

Chi la conosce lo sa: Buenos Aires è una città che non dorme mai, una megalopoli le cui strade sono attraversate ogni giorno da milioni di persone e che ora si ritrovano vuote grazie al buon senso dei cittadini. Che, al netto di una minoranza irresponsabile, scelgono di rimanere in casa per combattere la diffusione del Covid-19.

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Plaza del Congreso

Puerto Madero

La capitale è dunque vacía, vuota. Stando ai dati pubblicati dal quotidiano La Nación, in questi primi giorni di quarantena il traffico nella capitale si è ridotto dell’84 per cento, a dimostrazione del fatto che gli argentini sembrano, per ora, aver recepito il messaggio del presidente. Pochi sono gli autobus urbani in circolazione, con altrettanta poca gente a bordo. 

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Puerto Madero

Buenos Aires sembra aver capito che è il principale rimedio per arginare la pandemia, regalando al mondo foto delle sue strade vuote, belle e quasi spaventose agli occhi di chi è abituato a vedere la città pullulante di gente. La capitale argentina, come molte città del mondo, si chiude ma non perde la sua bellezza e la sua anima solidale.

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Av. Figueroa Alcorta

Foto: buenosaires.gob.ar

Nonostante il cosiddetto lockdown, quest’ultima non ha perso l’occasione di mostrare il suo affetto nei confronti dell’Italia, illuminando il suo più famoso simbolo, l’Obelisco, con i colori della bandiera del Belpaese, a voler sottolineare il legame ancora forte che lega Italia e Argentina, il cui punto d’incontro è sempre stata Buenos Aires.

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Foto: buenosaires.gob.ar

Proprio lì, dove arrivavano milioni di italiani il cui sangue scorre ancora nelle vene di moltissimi argentini, pieni di speranza, la stessa che oggi coltiva tutto il mondo nell’attesa che termini la pandemia e che le strade oggi così vuote tornino a essere piene.

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