Calle Florida, probabilmente non c’è un solo turista che a Buenos Aires non l’abbia percorsa almeno una volta. È al centro della capitale argentina, tra negozi di abbigliamento, calzature, souvenir e ristoranti. Ci sono sempre dei ballerini di tango, qualcuno suona intrattenendo i turisti di passaggio. Lì, come nella perpendicolare Calle Lavalle, non mancano occasioni e neanche le fregature, ma tant’è. È dall’inizio della pandemia, però, che il declino di Calle Florida è evidente. Ma, va detto, succede anche in aree meno celebri della città.

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Prima la recessione, ma almeno c’erano i turisti con moneta pesante a tenere in piedi il commercio. Oggi l’aria che si respira è drammatica, a causa delle restrizioni alla circolazione che durano da mesi. E, del resto, si lavora meno, si guadagna meno e si spende altrettanto meno. Per gli addetti ai lavori è un vero dramma: è questo il termine utilizzato. Insieme a “deserto”.


È anche un colpo al cuore, alla memoria dei porteños. Le prime evidenze di quella che sarebbe diventata una strada del commercio risalgono al 1910. Già nel 1913 si decise di pedonalizzarne una parte, interamente pedonale dal 1971. Non c’è guida turistica, su carta o web, che non raccomandi qualche ora a Calle Florida, perché è sempre stata il cuore pulsante del centro di Buenos Aires. Ma oggi, direbbe qualcuno senza giri di parole, butta male.


Privata dei turisti e del via vai collegato alla presenza di numerosissimi uffici pubblici e privati (in era di smart working), il movimento su Calle Florida è quasi azzerato. Secondo gli enti di categoria del commercio, dall’inizio della pandemia hanno chiuso 250 locali tra Florida e le adiacenti gallerie commerciali. Solo tra la metà di settembre e quella di ottobre sono stati una trentina.

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In alcuni casi, i gestori dei negozi sono riusciti a rinegoziare in pesos i contratti di locazione che storicamente lì sono in dollari. Per molti, però, l’opportunità non è stata sufficiente a evitare la chiusura definitiva. Non è una zona residenziale e quindi non c’è modo neanche di intercettare i residenti.

Qualcosa si comincia a muovere grazie alla decisione di autorizzare maggiori aperture e occasioni di circolazione. E dalla federazione dei commercianti di Buenos Aires chiedono incentivi, correttivi. Qualsiasi cosa che permetta di non perdere uno dei simboli della città, parte della sua identità.

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