carne argentina crisi consumi export

La crisi ‘restringe l’asado’: meno carne per gli argentini. Ma vola l’export


Sale l’inflazione, aumenta il prezzo dei tagli di carne bovina e in Argentina si modificano le abitudini alimentari quotidiane. Emerge dal rapporto della Ciccra, l’ente di categoria di produttori, segnalando che il consumo pro capite del prodotto argentino per eccellenza nel mese di ottobre, sui dodici mesi, è sceso del 10 per cento, a 51,7 chili, cioè 5,8 in meno rispetto all’anno precedente. Alla base un rincaro, per il consumatore finale, del 7,6 per cento che ha trainato anche quello della carne ‘di ripiego’, maiale e pollo.

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Ciononostante, la categoria non ne sta risultando pregiudicata, anzi. Gli ultimi numeri parlano di vendite ai livelli più alti dell’ultimo decennio, spinte da nuovi record dell’export. Nello stesso mese di ottobre sono stati 1,3 milioni i capi di bestiame lavorati, mentre dall’inizio del 2019 risultano 11,45 milioni, con un incremento del 3 per cento rispetto allo stesso periodo del 2018.

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Quello della carne, insomma, continua a essere un settore fondamentale per l’economia argentina, soprattutto per le dinamiche che continuano a svilupparsi oltre confine. In questi dieci mesi dell’anno in corso, la crescita delle esportazioni sul periodo precedente ha registrato +47,8 per cento che in termini nominali sono 659mila tonnellate. Più che positiva la ricaduta economica, generando entrate poco superiori ai due miliardi di dollari.

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