Recessione, disoccupazione e inflazione che ha fatto salire i prezzi a livelli record sembrano non cambiare di molto una delle principali abitudini degli argentini. L’Argentina è ancora il primo consumatore mondiale di carne bovina, nonostante, per ragioni economiche, una parte dei consumatori stia spesso agendo in sostituzione preferendo carne di pollo e maiale.

La conferma di una Argentina ‘leader’ mondiale nel consumo di carna bovina arriva da un rapporto della borsa commerciale di Rosario. Precisa che nel 2020 il consumo pro capite di carne bovina nel paese sudamericano è stato di 50,2 chili segnando una diminuzione del 2,2 per cento in un anno. Gli autori del documento sottolineano che con ogni probabilità, sulla base dei dati di cui si è in possesso, è il livello di consumo più basso degli ultimi settant’anni. Corrisponde al 25 per cento in meno rispetto a inizio secolo e il 40 per cento in meno di cinquant’anni fa.

Constestualmente, a livello mondiale l’Argentina si colloca tra i primi dieci paesi al mondo per consumo di carne di pollo e tra i primi venticinque se si prende in considerazione la carne di maiale. Nella classifica sul consumo di carne bovina dopo l’Argentina c’è l’Uruguay che è seguito dagli Stati Uniti. Secondo gli statistici, però, se Hong Kong si considerasse territorio autonomo sarebbe il primo paese al mondo per consumo di carne bovina, con 69 chili pro capite all’anno.


Se, a ogni modo, l’Argentina dimostra di continuare a preferire il suo principale e più celebre prodotto alimentare, è vero che le difficoltà economiche stanno modificando le abitudini nazionali. Negli ultimi anni si registra un aumento del consumo di pollo, nell’ultimo ventennio addirittura del 66 per cento e negliultimi dieci anni del 25 per cento. Si deve ai prezzi, essenzialmente, e alla maggiore quantità sul mercato, aumentata del 40 per cento negli ultimi anni.

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Il trend è lo stesso sul fronte della carne suina. Se a inizio di qeusto secolo ogni argentino ne consumava la media di 7,8 chili all’anno, nel 2020 risulta oltre un raddoppio a 15,6 chili, 23esimo paese a livello mondiale. Un aumento che ha portato a una maggiore produzione nazionale e una diminuzione dell’import, in modo particolare dal Brasile.

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