Nasce da una collaborazione tra l’università di Buenos Aires, la commissione nazionale per l’energia atomica e l’Invap, un’azienda del settore dell’alta teconologia e permetterà di analizzare e trattare tumori pediatrici o di difficile accesso con la protonterapia.

La nuova terapia di impiego delle radiazioni con protoni viene considerata una tecnica più sicura e più efficace e finora è una pratica impiegata solo in ottanta centri specializzati in tutto il mondo, operativi soprattutto negli Stati Uniti, Europa e Asia. E sarà una realtà anche in Argentina.

argentina buenos aires centro protonterapia tumori


Il Centro argentino di protonterapia di Buenos Aires sarà il primo in Argentina e nell’intera America Latina, grazie a un progetto di collaborazione che vede coinvolto anche l’ospedale pediatrico ‘Juan P. Garrahan’. Il centro sarà ubicato presso l’instituto di oncologia ‘Angel Roffo’ della università di Buenos Aires, su una superficie di 7.858 metri quadrati, nel quale sarà incluso un settore dedicato alla radioterapia convenzionale, uno alla protonterapia e uno destinato alla ricerca.

Il progetto conta su un investimento di 80 milioni di dollari gestito dal ministero dell’Energia e l’obiettivo è di portare il nuovo centro – con i macchinari prodotti in Belgio – a funzionamento in due tappe tra il 2021 e il 2022.

Per gli addetti ai lavori, i vantaggi della protonterapia sono certi perché garantisce maggiore efficacia nel trattamento dei tumori e meno effetti secondari. A differenza dei fotoni, difatti, i protoni causano meno danni ai tessuti sani, scaricando la maggior parte della loro energia sull’area interessata dal tumore.

Le attuali evidenze scientifiche suggeriscono l’uso dei protoni in un numero crescente di casi con benefici rispetto ad altre tecniche di radioterapia, sopattutto nel trattamento di tumori pediatrici, cancro in stadio avanzato a testa, collo, tumori oculari, carcinoma epatocellulare, tumori della colonna vertebrale.

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Secondo le stime delle parti coinvolte nel progetto, in un solo anno saranno circa trecento i pazienti pediatrici con tumori del sistema nervoso centrale che potranno beneficiare della nuova terapia, oltre a circa 1.300 adulti. Essendo l’unico centro a livello subcontinentale, si calcola, inoltre, che più di settemila potrebbero essere i pazienti provenienti dai paesi vicini e oltre 12mila dall’intero Latinoamerica.

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